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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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RS MARTEDì 29/11/11
- Il Resto del Carlino -
di Alberto Crescentini QUALCOSA come 85 tiri, più di due al minuto. Questo il cospicuo ‘fatturato’ dei Crabs contro Corno di Rosazzo. Peccato solo che appena 23 conclusioni siano andate a bersaglio, mentre altre 62 – un’esagerazione – hanno ammaccato i ferri del canestro udinese. «Tirare tante volte è un segnale di vigoria, significa che la squadra ci ha provato, si è costruita molte opportunità – attacca il coach Fabrizio Ambrassa –. Ne avessimo messi solo 35, beh, parecchie cose sarebbe potute cambiare...», mastica amaro il tecnico, che nella notte ha rivissuto ancora la partita contro l’imbattuta capolista della Dnb, girone B. Ricevendo quali impressioni? «Ho rivisto una squadra di grandi, Rosazzo, contro una formazione che ha bisogno di viverne tanti altri di incontri del genere. Ci manca proprio quello, il vissuto a certi livelli. Ma questo è un ulteriore sprone per tornare in palestra e lavorare». LA FRENESIA si è impadronita dei granchi nell’intera ripresa, una fretta maledetta (e ingiustificata) che ha portato i riminesi nel fosso, tra scelte sbagliate ed erroracci banali. «Più volte ho avuto voglia di entrare in campo per dare spiegazioni – ammette Ambrassa –. Quella frenesia, per la verità, era già emersa sul finire del secondo quarto, quando Silvestrini, a 7 secondi dalla sirena dell’intervallo, si prendeva un tiro subito invece di sfruttare sino in fondo il cronometro. L’inesperienza ci ha penalizzato, questa sconfitta è una lezione di vita che deve rimanere e servirci da sprone per crescere, per migliorare». E’ STATO altresì bello che alla fine, nonostante la battuta d’arresto e le brutture fatte vedere nei secondi 20’, più di un migliaio di persone siano schizzate in piedi ed abbiano riservato un caloroso applauso ai granchietti. Attestati di stima, di affetto che vanno al di là dei risultati. «Raramente parlo alla squadra nel dopo gara, però questa volta ho fatto un’eccezione. Ho detto ai ragazzi: ‘I tifosi hanno visto che avete dato veramente tutto, però l’energia non è stata indirizzata nel senso giusto’. Ma qui torniamo al vissuto, a quell’esperienza che ci fa difetto. Nel calderone, poi, comincia a pesare pure quella preparazione atletica che non abbiamo fatto».
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