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NEWS - RASSEGNA STAMPA

LUNEDì 17 NOVEMBRE 2008

RS
- La Voce di Rimini -

di Matteo Peppucci
FAENZA – Alla faccia della scossa. Giancarlo Sacco l’ha presa alla lettera, la storia dell’acqua e del vino. Ci ha infilato Maurino Pinton, nella presa della corrente, tanto che la spaurita “Bambina di The Ring” dell’ultimo mese si trasforma, in occasione del derby, nel fantoccio implacabile dell’Enigmista, quello che deride la vittima divertendosi mentre lei, agonizzante, non sa proprio dove sbattere la testa. E’ lui, che assieme a un indemoniato Goss e a una squadra più compatta, più decisa e più convinta, traghetta le paure in speranze, prendendosi di petto un derby che Imola straperde perché sotto il vestito (Bunn) stasera non c’era veramente niente.
Troppo arruffona, l’Andrea Costa, che tiene all’inizio ma poi soccombe sotto i colpi mortali degli esterni Crabs, per una volta non sciuponi ma organizzati e concentrati dopo aver riempito il secchio del latte. I Granchi respirano, Imola deve riflettere e non poco.
Paralizzati dalla paura, i Granchi lasciano il porto contratti e farraginosi, presi d’infilata da un Aget che al contrario se la ride e di gusto, a schiacciare e pedalare ogni possibile transizione mentre Bunn deride ampiamente Kesicki (7-0 immediato, dentro De Pol per il polacchino)
Le percentuali dei Crabs sono peggio della borsa recente, mentre Swann colpisce e il + 8 Imola si materializza fisiologico: l’Aget però non gira il coltello, permettendo che Goss si accenda coi coca rum, mettendo in ritmo una difesa che almeno produce qualche recupero. Il nono caffè di Phil vale la presa della targa Andrea Costa (19-17 all’8), anche se il rebus Bunn resta un cruciverba per ciechi e Scarone non la mette nemmeno nel Pacifico (0/6, dentro Pinton).
E’ un match che vive di sprazzi e folate, come quelle di Chris McCray, inchiodata furibonda e missile guardando la panca tutto grazie a Goss, che sostiene una transizione premiata dalla pulizia assassina in area di Zanus e De Pol (Bunn almeno limitato, 22-24 al 13’).
Il derby, quindi, comincia ufficialmente, anche se lo spettacolo scarseggia e offre più che altro palle perse, invenzioni arbitrali e sfondamenti come se piovesse (Swann di qua, il solito McCray, già però a quota 12, di la). In cotanta bellezza, il 29-29 del 15’ resta stampato li per un paio di eternità, grazie soprattutto a Sorrentino che anestetizza Goss, un po’ frastornato e “aiutato” dalla presenza di un Gurini che entra e spara come fosse al luna park (31-34 al 18’). Se però non basta nemmeno la scaronata (bomba e +6 Rimini a spiccioli dal gong), visto che Pugi risponde da casa sua, è evidente che il piccolo predominio Crabs è vanificato da un Imola che barcolla ma non molla.
E quindi non te l’aspetti, la foga dei Granchietti spazientiti, uno 0-7 in 2’ che vale il primo strappo esterno dopo la bombaccia di Goss (37-46, Imola solo forzature e time out Bianchi) e che di fatto sarà l’inizio della fuga per la vittoria.
Nasce tutto da dietro, dove Rimini stringe e recupera vagonate di possessi, con conseguenti transizioni che premiano McCray e Kesicki (43-53 al 27’, ottimo Zanus su Bunn): l’Aget cerca sempre Bunn e la palla è spesso ferma per insipienza di playmaking, cosa che aiuta enormemente i Granchi, baciati dalle speranze che Pinton e C-Mac dipingono da 8 metri ciascuno (49-61 al 30’).
Bianchi se la gioca con Pugi da “4”, ma il problema imolese è che l’arancia ristagna e arriva sempre un tiraccio sghembo o un tentativo comunque forzato: va da se che più di qualche libero non lo peschi, poca cosa se dall’altra parte Pinton fa il giustiziere della notte (altre due bombe) e il duo Goss – McCray va di penetra e scarica come mai si era visto prima (60-78 al 37’).
Il PalaMokador, sul Ferrero Roche di un immenso Goss che dilata il tutto di una ventina, comincia a sfollare parallelamente alle esultanze di Sacco e company: il derby lo stravincono i Crabs, che respirano O2 in quantità “sbassando” un po’ la cresta ad un Andrea Costa forse appagata dalle recenti cuccagne.

FAENZA (ma.pep) - Chissà, magari Massimo Galli lo sapeva, che a Maurino Pinton sarebbe bastato poco per svegliarsi. E’ l’uomo che non ti aspetti, a deciderla nel terzo quarto, o almeno ad indirizzarla, con tre bombe assassine che sparigliano tutto e scaraventano Imola nel burrone (11 punti, 4/10 al tiro, 4 rimbalzi).
Una faccia completamente nuova, una voglia di fare senza paura che difficilmente ci spieghiamo con l’ordine naturale delle cose: considerando che era stato proprio Massimo Galli a consigliare Pinton all’entourage Crabs, scommettiamo che la sua dedica vada all’allenatore che molto ha creduto il lui.
Se Pinton è stato il più classico dei rapporti di minoranza non calcolati da Massimo Bianchi, Phil Goss ha sciorinato polpastrelli e talento a più non posso, confermando che sta meglio quando la palla in mano ce l’ha lui e non gli altri (28 con 11/17, 8 recuperi, triple a go go quando contava): la sensazione è che Sacco gli abbia concesso la leadership di un gruppo che se può sentirsi suo, allora il 25enne americano può amministrare al meglio. Pinton e Goss, sorprese e conferme nella notte che serviva di più.

SCARONE 6  Lo sente tantissimo, il derby, e forse è per questo che parte contratto come un toro prima della corrida: si sbatte e sbuffa (1/7, 2 perse, 4 assist) ma poi si ravvede, consegnando le chiavi nelle mani di Goss. Mai scelta fu più saggia. Mondi sommersi.
GOSS 7.5  Mamma mia, fiumi di triple e vagonate di scippi tutti insieme non li avevamo mai visti, dal 25enne sosia di Capucho Jeda. Ogni tanto sballa, ma come se non fosse poi ubriaca Imola a suon di cazzotti nei denti, con 5 siluri devastanti e il completo controllo delle operazioni nella terra di nessuno. Scacco matto.
PINTON 7.5  Maurino torna “pestifero” all’alba dell’era Sacco, togliendosi di dosso tristezze e facce da funerale per partecipare al party da protagonista: non solo ci entra gratis, alla festa, ma si piazza nel mezzo con spumante e ballerine annesse. Cose grosse.
DE POL 6.5  Eppur si muove, il pomo della discordia. Canestro non lo fa, e siamo sempre li (1/4), però la presenza difensiva stavolta si avverte: non è questione di numeri, ma di sostanza, di essere li nel mezzo a “remare” e non a subire la mareggiata. Aruba.
MCCRAY 7  La cosa pazzesca è la facilità con la quale dispensa scintille senza accorgersi di nulla. Quando si accende, Rimini scappa trascinata dal suo arresto e tiro fulminante (7/12, 3 rimbalzi e 4 recuperi), e allora il mezzo voto in meno è perché si renda conto che a queste coordinate lui deve prendere il Sud spostandolo di peso al Nord. Fenomeno.
ZANUS FORTES 7  Il suo lavoro su Bunn è un attestato di quello che serve per vincere certe partite (7 rimbalzi, 3 stoppate). Si appiccica li e ci resta, avvinghiato a una fame di punti che ha nel dna. Super Attack.
RINALDI 6  Fa fatica, contro l’atipicità di Canavesi e Bunn, trovando qualcosa solo sporadicamente. I 13’ lo penalizzano un po’, ma alla fine è felice come un bambino. Trottola.
GURINI 6  Solo 5’, le sentenze di Pinton lo relegano dietro le rotazioni. In ogni caso, appena entra stappa la boccia. Concentrato.
KESICKI 6  Di immensa stima, perché è quello che soffre di più la sotto (2/5, solo 2 rimbalzi): ci prova, ma di banane ne dovrà mangiare talmente tante…Un Sacco di botte.

FAENZA (ma.pep) – Esordio col botto, per Giancarlo Sacco, che alla prima sul pino dei Crabs stravince il derby risollevando i Crabs da una crisi che poteva diventare inquietante. La scossa è stata evidente e nitida, i Granchi sembravano molto diversi da quelli delle ultime uscite, soprattutto in fatto di concentrazione e capacità di gestione dei momenti clou.
“Noi allenatori possiamo fare qualsiasi strategia, ma se quelli che vanno in campo non sputano sangue e si sacrificano per il gruppo le partite non si vincono mai – attacca il 51enne pesarese – La chiave è stata in difesa, avevamo impostato il tutto non per quadruplicare a priori Bunn ma per restare attaccati al passatore del pivot dell’Aget. Così facendo siamo riusciti a sporcare le linee di passaggio imolesi, rubando all’avversario secondi preziosi e spesso riuscendo a rubare possessi pesanti (27 recuperi alla fine, ndr)”.
Una grande lettura difensiva, ma anche un attacco più sicuro, forse più orientato sugli americani e che ha trovato in Mauro Pinton il chirurgo estetico che non ti immagini.
“Pinton l’ho portato io a Caserta quando era un bimbo – rivela Sacco – e so che è uno che da libero fa canestro, per cui io non mi sorprendo delle bombe di Mauro. Anche quelle che ha fallito se le è prese bene, così come non mi soffermo sul fatturato dei due americani, ma sul come hanno segnato, sul fatto che Goss ha letto benissimo certe situazioni mentre McCray è riuscito a sfruttare gli spazi che ha avuto. Credo però che in attacco abbiamo avuto in generale più pazienza, io ho vietato i palleggi reiterati che non servono a niente: se uno non ha un autostrada, o tira o la passa”.
In generale, però, la sensazione è stata quella di un gruppo più compatto, di una squadra che finalmente ha cavalcato l’onda creata senza insabbiarsi al primo errore.
“Era ovvio che i ragazzi avrebbero reagito in maniera orgogliosa al cambio di allenatore, Galli ha costruito tantissime cose buone che non abbiamo assolutamente toccato, come il cambio difensivo sul pick&roll. Sono contento per come è stata gestita la partita, nel secondo quarto abbiamo raccolto poco rispetto alla produzione ma non ci siamo scoraggiati, e il lavoro di De Pol, Zanus, Rinaldi e di tutti su Bunn è stato poi eccezionale”.
La gestione di Scarone e Goss, ancora in fase di definizione, è stata lasciata, con indicazioni precise, alle sensazioni dei due protagonisti.
“Loro possono gestirsi e io son contento se riescono a farlo da soli – chiude – In certi frangenti dalla panca arriva l’indicazione, ma in generale penso che debbano convivere e che assieme siano potenzialmente devastanti”.


- Il Resto del Carlino -

di Luca Monduzzi
NIENTE DA FARE per l’Aget contro i Crabs Rimini che si sono dimostrati uno scoglio durissimo. Partita in equilibrio fino alla metà del terzo quarto, poi gli ospiti hanno costruito il parziale decisivo.
Imola decide di partire forte e piazza subito un 7-0 firmato da Pugi e Bunn. Rimini costruisce molto ma non concretizza al meglio le occasioni ottenute grazie ai secondi tiri raccolti a rimbalzo. Così, su una tripla di Swann, il punteggio dice già 12-4 dopo 4’. Un paio di palloni persi in attacco imolesi danno ai Crabs la possibilità per rimettersi in scia (17-14). La partita entra nel vivo. In chiusura di frazione Imola insiste molto su Bunn, mentre per Rimini è Goss a fare la voce grossa. A fine tempo è sostanziale parità (22-19)
Era rimasto un po’ in ombra nel primo quarto, ma McCray si sveglia appena iniziato il secondo quarto e trova prima un bell’alley oop e poi la tripla del sorpasso ospite (22-24 al 3’). Bianchi chiama time out. La partita viaggia sui binari dell’equilibrio. A 6’ da metà periodo Bianchi getta nella mischia anche Fabi. Il punteggio non si schioda dalla parità (29-29) quando anche Sacco chiama il suo time out al 15’. Gli attacchi ristagnano d Bunn è controllato bene dalla difesa ospite. Rimini allunga con una tripla di Scarone (33-39 al 19’), ma Pugi e un libero di Iversen portano Imola in soglia di galleggiamento (37-39).
Nel secondo tempo è Rimini a partire in quarta. Sotto canestro Rinaldi imita Bunn, poi Goss punisce dalla lunga un’Imola uscita più blanda dagli spogliatoi: 37-46 dopo 2’. Ma è inutile e Bunn continua a essere ingabbiato dalla difesa ospite. Valentini e Ferri provano a dare la scossa, ma è un fuoco di paglia: prima McCray e poi Kesicki riportano il divario in doppia cifra (43-53 al 27’). Imola sembra bloccata, e Pinton e McCray scavano il solco fino al -12.
L’Aget prova la coraggiosa rimonta nell’ultimo quarto e piazza una difesa a zona che però Rimini buca subito con un indiavolato Pinton e il suo siluro allarga il divario (51-64 al 32’). Bianchi tenta l’ultimo time out ma inutilmente. Il derby è di Rimini.


IL COACH dell’Aget Massimo Bianchi è amareggiato: «Abbiamo perso meritatamente perché Rimini ha giocato meglio di noi — analizza il tecnico biancorosso —. Se non avessimo buttato via due o tre contropiedi all’inizio del primo quarto forse poteva andare diversamente. Loro hanno messo più aggressività, cosa che invece avremo dovuto fare noi. Forse, inconsciamente, ci siamo sentiti superiori perché venivamo da due buone partite consecutive; ma non è così perché Rimini è una squadra che ha più talento rispetto a noi». I Crabs hanno saputo limitare Bunn. «Abbiamo avuto fretta — continua Bianchi — e invece dovevamo servirlo con più calma, anche dopo il primo passaggio. Loro sono stati bravi ad aggredirci sulle linee di passaggio. Rimini? Sono partiti male al tiro, poi hanno migliorato notevolemente le loro percentuali. Merito anche dei due americani, più responsabilizzati dopo il cambio di allenatore». Al debutto con Rimini, coach Giancarlo Sacco ottiene subito il successo: «I ragazzi hanno messo in campo la giusta carica e la voglia di sbattersi. E sono stati bravi a seguire la linea tattica. cioè marcare non tanto Bunn quanto chi aveva la palla per servirlo. In attaco ho vietato ai miei giocatori il palleggio e ho chiesto solo passaggi o tiri aperti per perdere meno palloni.


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