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NEWS - RASSEGNA STAMPA

LUNEDì 24 NOVEMBRE 2008


- Il Resto del Carlino -

di ALBERTO CRESCENTINI
RIMINI — BRUSCO ritorno all’antico. Cioè all’epoca (recente) delle sconfitte in serie al “105”, della mancanza di energia, del caos, delle faccine tristi. Dall’esaltazione per il blitz al PalaCattani alla brutta figura rimediata con Veroli il passo è breve, una settimana appena e le cose cambiano. In peggio. Molto in peggio. E Sacco, che è un buon tecnico ma non ha la bacchetta magica, avrà parecchio da lavorare per riordinare le idee ai suoi.
E’ RINALDI, quando si comincia, la principale opzione dei granchi. Tommy è bravo a farsi trovare sugli ‘scarichi’, così come è attivo a rimbalzo e trasforma i liberi che si procura. Sulla sua spinta Rimini si issa a +6 (13-7), per subire poi il ritorno di Veroli, che risale la corrente aggrappandosi a un efficace pressing. Intanto Kesicki spende velocemente 3 falli, mentre il ‘dirimpettaio’ Hines è a quota 2. La Prima adesso difende forte, va decisa con i raddoppi e la circolazione dei Crabs ne risente (17-18, il sorpasso è di Nissim dall’arco). Secondo periodo e dopo qualche minuto si accende McCray: l’ala è felice dalla lunetta, da tre, in campo aperto e i biancorossi tornano a respirare (34-28). Sulle proteste del coach ospite Trinchieri arriva un primo ‘tecnico’, quindi la grande T si abbatte pure su Antonello Riva, vecchia gloria azzurra e ora gm della Prima. I granchi capitalizzano (pur non convertendo in canestri gli extra-possessi) e all’intervallo è +8. Oltre Kesicki, problemi di falli per Zanus (3 pure lui, come ne hanno 3 i due centri ciociari, Hines e Bianchi).
NEL TERZO quarto il match si decide. Rimini cerca i suoi lunghi ma il raccolto è arido, con banali errori da sotto per Rinaldi e soci.
L’energia di Veroli è nettamente superiore, sulle palle vaganti i granchi arrivano sempre dopo. E il vento ora spira tutto a favore dei laziali, che impattano con Mian (45 pari) e se ne vanno, trascinati da un Allen che si cala nella gara da leader vero dopo le titubanze dei primi 20’. Sale in cattedra il maturo califfo della Prima e si eclissa, in tutti i sensi, Goss. Sì, perché a 1’58’’ dalla penultima sirena il play dei granchi, mai in partita, si fa espellere per un fallo a terra su Mian. Il ‘vecio alpin’ imbuca solo un libero, però sul possesso Allen — e chi altri? — va da tre per il +11 Veroli (47-58). Scarone prova a scuotere i suoi, Gurini ‘ruba’ e fugge in contropiede, tanto per mandare qualche segnale. Ma nell’ultimo spicchio di gara c’è sempre e solo la Prima, con Rimini che arremba confusamente, che perde i palloni contro le mille braccia degli avversari. E quando anche Migliori la mette dall’arco, parecchi tifosi riminesi si infilano il giubbotto e sfollano dal palazzo (58-75, 4’30’’ alla fine). Gli ‘assenti’, in questo caso, non hanno torto, poiché l’ardore dei granchi non può nulla contro un Veroli che amministra senza patemi il vantaggio, per un successo esterno che non fa una grinza.
Per i regrediti Crabs, siamo a 4 stop interni su 5 esibizioni. Onestamente, si può fare meglio.


PER CERTI versi è stata una partita a due facce, quella dei Crabs. Pur senza brillare, infatti, nei primi due quarti i biancorossi erano riusciti a tenere a bada Veroli, mentre nella ripresa la scena è stata tutta per i ciociari. «Dall’inizio del terzo quarto abbiamo cominciato ad andare ai due all’ora — attacca il coach riminese Giancarlo Sacco —. Allen, che come play è un docente, e Mian ti ‘uccidono’ se li fai giocare camminando. Abbiamo abbassato il ritmo e loro ci hanno portato a scuola», mette il dito sulla piaga il tecnico, che negli ultimi 12’ si è ritrovato senza Goss, buttato fuori dagli arbitri. «L’espulsione è incontestabile — non cerca alibi Sacco —. Non so se Phil aveva qualcosa, glielo chiederò: certo è che non era come l’avevo visto a Faenza o in allenamento, anche quando si giocava per lui era attendista».
PREOCCUPANO anche le proporzioni, di questa sconfitta. Veroli ha toccato pure il +17 per amministrare poi la robusta dote... «Non dimentichiamo che loro sono una squadra tosta, con stipendi importanti — sostiene il condottiero dei granchi —. Ripeto, non mi aspettavo quel calo così vistoso nella seconda parte del match, dopo 30’’ del terzo periodo eravamo già scarichi. Abbiamo anche perso tanti rimbalzi lunghi e sulle palle vaganti non siamo stati reattivi, non conoscevo questa ‘sindrome casalinga’ della squadra», aggiunge Sacco, che ha dovuto spremere Scarone per 36’ («Quando un giocatore deve fare gli straordinari, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va»).


GOSS 4. La sua partita già era mediocre (12% al tiro, 4 perse), ma l’essersi fatto ingenuamente espellere per un fallo su Mian è davvero imperdonabile. Sì, perché ha lasciato i granchi ‘orfani’ di una guida, proprio mentre Veroli stava scappando via. Significativa pure la statistica relativa al plus/minus. Nei suoi 21’ sul parquet, Crabs a -17. Dopo i fuochi d’artificio con Imola, una serataccia da dimenticare in fretta.
SCARONE 6,5. Si prende il primo tiro a 2’25’’ dall’intervallo (bomba a bersaglio), quindi comincia a mettersi in proprio nel terzo periodo, quando vede che la barca comincia ad affondare. Si sbatte per 36’ e le cifre sono con lui (64% dal campo, appena 2 perse a fronte di 7 recuperi per un +26 di valutazione). Peccato che a fianco avesse pochi ‘alleati’.
McCRAY 6. Sfrutta qualche isolamento e se può correre diviene inarrestabile. Insomma, i suoi ‘mattoni’ in attacco li porta e a rimbalzo dà una mano (6 difensivi). Dietro però non è incisivo.
RINALDI 5,5. Viene cercato con insistenza e non esita a prendersi i suoi tiri. Peccato solo che dopo l’incoraggiante avvio (9p in 10’ con 3/6 su azione) si smarrisca, subendo oltre il lecito la fisicità dei lunghi avversari. Chiude col 33% dal campo e a rimbalzo lascia qualcosa (6 catturati in 35’, Rimini ne artiglia 9 in meno di Veroli...).
KESICKI 4,5. Ancora morbido, ingenuo, impalpabile. Mette assieme 3 falli in 6’, resta una vita in panca e quando rientra che fa? Spende il quarto dopo 2’’, così in questa partita non entra mai, nemmeno per sbaglio.
PINTON 5,5. Muove bene i piedi in difesa, mentre in attacco non riesce ad avere impatto (solo una bella entrata finisce a referto, sul ferro invece le due triple tentate).
GURINI 6. Si sfila la tuta solamente a metà del terzo periodo, quando Veroli comincia ad andarsene. Si dà da fare, al solito, tra recuperi (3) e assist (2), ma non può cambiare l’inerzia di una partita ormai in mano ai ciociari.
DE POL 4,5. Poco e niente nei suoi 19’, con un’assoluta latitanza sotto i tabelloni (zero rimbalzi). Passano le domeniche e il recupero fisico dell’ex azzurro è ancora là da venire.
ZANUS FORTES 5. Dopo essersi esaltato contro l’imolese Bunn, il centro veneziano non si ripete. Per lui falli spesi malino e polpastrelli gelidi dal campo e dalla lunetta. Due i recuperi e nessun rimbalzo in 17’.

- La Voce di Romagna -

di Matteo Peppucci
RIMINI – La scopa nuova spazza bene per tre volte, diceva il saggio. Magari, aggiungiamo noi. L’effetto “pulizia” di Giancarlo Sacco è durato giusto il tempo di una “passata”, visto che i biancorossi falliscono, e di parecchio, il possibile match della svolta, sbattendo le chele contro un avversario tosto come Veroli, che prima resiste alle folate estemporanee dei Granchi, e poi, nella ripresa, punisce la non difesa riminese, l’approssimazione offensiva e un atteggiamento molle e appagato (da cosa non si sa), che fa il paio con un Phil Goss da censura, danni reiterati in campo e pure una brutta reazione con espulsione annessa. E’ la quarta sconfitta su 5 match interni, una media – purtroppo – oggettivamente inquietante.
Ci va Scarone, sul temuto Jerome Allen, ma più che tatticismi difensivi, in avvio si vede un discreto baloncesto d’attacco, coi Crabs che occupano benone gli spazi innescando sia Rinaldi (7 in striscia) che Chris McCray: sull’onda di un Kesicki al solito indaffarato, i Granchi tentano la fughetta (13-7 al 5’) nonostante la sapienza di Michi Mian, 5 in fila per respirare.
Il problema, per Trinchieri, è che Hines accende la seconda lampadina subito, e che nessuno pare poter contenere McCray: il coach milanese allora stravolge il quintetto – dentro Rossi, Migliori e Bianchi – e la mossa ha il suo perché, se la Prima registra i giri e torna a un palmo grazie a 4 lunette di Marco Rossi (17-15 all’8), al pressing che funziona e alle scadenti percentuali da fuori di Rimini, sorpassata dal triplone con urlo di Nissim (17-18 al 9’, 0-8 il parziale aperto).
Il match è di fatto nell’onda dei ritmi verolani, anche perché Goss non segna mai e dietro si balla un po’ troppo, tra rimbalzi offensivi concessi morbidamente e il bum bum firmato Mian – Rezzano (23-26 al 14’): i Granchi fanno terribilmente fatica, a crearsi i famosi “tiri aperti” che vuole Sacco, e allora ci vuole tutto il talento di McCray, invenzioni in solitaria che producono ossigeno liquido per le chele dei Granchi (31-28 al 17’, 8 in fila per C-Mac).
E allora, tra l’ennesima schifezza di Allen (1/4 e 4 perse nei primi 20’), il terzo fallo in attacco di per il primo, vero strappo del match, un +10 che poi non viene capitalizzato al meglio ma che comunque frutta un the caldo sul 41-33 (secondo fallo tecnico alla panchina frusinate).
Il 60-23 nella valutazione di metà via spiega che i Crabs non capitalizzano il “creato”, e la punizione della Prima arriva immediata, con un 12-4 in meno di 4’ che rimette tutto in parità perché la faccia difensiva biancorossa è inesistente, mentre Nissim, Gatto e Mian riescono a mettere in ritmo anche il desaparecido Allen (45 pari al 24’).
L’inerzia è completamente verolana, i Crabs non difendono, non attaccano e sembrano di nuovo quelli di del “prima Sacco”: Allen e Nissim invece tornano quelli veri, irretendo un Goss ai minimi termini, che si fa espellere per una reazione su Mian. E cosi i ciociari scappano via di brutto, sulla bomba di Allen che spara per il +11 esterno (47-58 al 28’, dentro Gurini e Pinton): Rimini si arrabbia e si affida alla garra di Scarone, che ne mette 7 nel ping pong di polpastrelli con un Allen tornato in ufficio (56-63 al 30’, 15-30 il parziale del terzo periodo).
Non c’è, più, la squadra di Sacco, che finito il nervoso torna a “non giocare”: per Gatto e Mian, tra miriadi di palle vaganti ciociare, è uno scherzo mettere in ghiaccio il match (56-68 al 32’, 58-75 al 36’ sulla tripla di Migliori), anche perché i Crabs, se possibile, diventano ancora più brutti di prima, facendosi asfaltare – mai successo con Galli, va detto – nella più brutta prestazione stagionale, che riporta tutti sulla terra dopo gli eccessivi gasamenti post derby. E con Imola scappata, Venezia corsara a Pistoia e due trasferte proibitive all’orizzonte, sarà il caso di darsi una bella “radanata”. Perché non si può cambiare allenatore ogni settimana…


Se qualcuno pensava che a 35 anni non si abbia più fame, beh, si guardi Rimini – Veroli e si focalizzi su Michele Mian, “vecchietto” classe 1973 col vizio innato di non mollare mai e con la chirurgia estetica stampata sui polpastrelli.
L’alpino si carica sulle spalle la sua Veroli e la conduce al primo successo esterno stagionale, facendosi beffe di McCray e “provocando”, fra virgolette però, la reazione comunque ingiustificabile di Phil Goss, che cade nella sua tela, gli rifila un calcetto e lascia i Granchi da soli nel momento clou del match. Non solo: è suo il merito del non affondamento ciociaro nel primo tempo, visto che è l’unico, tra gli esterni di Trinchieri, a produrre qualcosa di utile, mentre nel secondo spara missili al vetriolo togliendo dalla partita anche McCray.
Le cifre narrano di 19 punti con 7/8 dal campo, 4 rimbalzi, 3 recuperi e 2 assist: qualcuno lo ha visto anche al volante del pullman verolano di ritorno a Frosinone, visto che l’autista ufficiale, dopo 4 tristezze, festeggiava al bar il suo primo hurrà errante.
Nota di merito, in ogni caso, per German Scarone, tra i pochi biancorossi a fare vedere cosa significhi giocare per la maglia. Prendere su e portare a casa.

Mantiene una calma invidiabile, il ruspante Giancarlo Sacco, in un dopo partita che eviterebbe volentieri e che tra le righe “posticipa” a martedì pomeriggio, quando parlerà faccia a faccia con una squadra completamente diversa da quella vista a Faenza.
“Sono arrabbiato – attacca – ma i panni sporchi preferisco lavarli in casa. Purtroppo stasera abbiamo subito una lezione di basket da parte di una squadra che ha un budget e dei giocatori di livello superiore, ma che nel primo tempo eravamo riusciti a infastidire con l’intensità, la voglia, la corsa, l’aggressività. Poi, nella ripresa, ci siamo messi a camminare: non so perché, sono rimasto allibito anche io”.
Esterrefatto da una mollezza assurda, che permetteva a Veroli di ricucire immediatamente il gap faticosamente costruito nel primo tempo, e poi impediva ai Granchi di tornare sui binari di una partita scappata via nel giro di un istante.
“Senza intensità non si va da nessuna parte. Nei primi 20’, pur non giocando benissimo, eravamo riusciti a costruirci un vantaggio sfruttando la nostra velocità e recuperando tanti palloni. Forse avremmo dovuto chiudere con un margine maggiore, ma le basse percentuali al tiro non ce lo hanno consentito. Noi siamo una squadra a trazione posteriore, se sugli esterni non ci muoviamo senza palla siamo finiti”.
Aldilà di un aspetto tecnico che comunque va analizzato, quello che ha irritato il 105 Stadium è stato l’abbassamento di grinta e intensità emotiva nella ripresa. L’espulsione di un Goss ai minimi termini, poi, ha completato la frittata biancorossa.
“Me ne sono accorto dopo 30”, che c’era qualcosa che non andava. Ho chiamato 2 time out ravvicinati, cosa che non faccio mai, per dire sempre le stesse cose. Goss? Non lo so cosa avesse, di sicuro non era lui: non correva, non pressava, era lento e involuto. L’espulsione? C’è poco da dire, ovvio che bisogna anche considerare la provocazione ma in ogni caso è stata una decisione ineccepibile, che ci ha tolto una pedina fondamentale nel momento clou del match. Pinton e De Pol? Sul primo credo penda una sindrome casalinga, perché io voglio che lui difenda e stasera non lo ha fatto, il secondo ha peccato di disciplina, spesso si è trovato dove non doveva essere”.
Con due trasferte improbabili di fronte, c’è poco da stare allegri.
“Non c’è nulla da stare allegri – chiude Sacco – ma solo da rimboccarci le maniche e capire che in campo si corre e ci si immola: vedere giocatori battuti sul primo palleggio e gente che non torna in difesa dopo il contropiede mi fa imbestialire. Ne parleremo in settimana”.

“Eravamo stufi di andare in giro a giocarcela fino in fondo e poi a tornare a casa a mani vuote – dice Andrea Trinchieri – per cui questo successo ci ripaga anche dei precedenti ko. Nel primo tempo non abbiamo giocato come volevamo, subendo McCray e Scarone. Cosa ho detto nell’intervallo? Me lo tengo per me, le mie parole rimangono nello spogliatoio”
Una prima frazione sottotono, con l’energia che pareva essere totalmente biancorossa, e poi la veemente reazione in un terzo quarto da 30 punti e 40 di valutazione.
“Siamo partiti mali, rinunciatari e molli, poi abbiamo cominciato a difendere, a soffrire, e credo che il nostro secondo tempo sia lo spot di una squadra che vuole vincere in trasferta. Il crollo di Rimini? Mah, i Crabs sono allenati da un ottimo coach, ma i miracoli in 10 giorni non li fa nessuno. Hanno cambiato molto a Imola, ma ci vuole tempo per metabolizzare un nuovo sistema: speravo che avessero il famigerato reflusso, nel primo tempo sembravano dei marziani poi sono calati anche grazie a noi”
Nella ripresa, forse per evitare un altro fallo tecnico, il coach milanese ha lasciato la gestione al suo vice.
“Io ho grande rispetto dei miei assistenti – chiude – perché sono parte del gruppo. Mian e Allen bene, ma a me è piaciuto particolarmente Pietro Bianchi, perché in una serata difficile per Hines, è stato un fattore anche in attacco. Ma è dietro che abbiamo vinto, limitando bene i tre esterni di Rimini”.

SCARONE 7 Chiedetelo a German, se a lui piace essere deriso. Conoscendolo, non ci avrà dormito la notte, nonostante sia l’unico a crederci sempre, l’unico a scarificarsi per gli altri nel primo tempo, l’unico a tentare di riagganciarla quando ormai affonda inesorabile (7/11 dal campo, 7 recuperi). Desert Storm.
GOSS 3 Dopo le esaltazioni di Faenza, dove lo marcava Swann (…), torna sulla terra sbattendo la testa talmente forte da uscire di senno. Non bastano i disastri in campo (1/8, 4 perse, le ripetizioni di Nissim), si fa cacciare completamente per una reazione da terra su Mian. Buio pesto.
PINTON 5 La fioca luce in fondo al tunnel del derby si tramuta di nuovo in mancanza di visibilità. Perché non ci prende quasi mai (1/3), e i recuperi che produce (5) fanno il paio con la totale assenza di difesa nel terzo periodo. Vallespluga.
DE POL 4.5 Che dire? Che non tiene i contatti, che si muove farraginoso, che si fa mangiare in testa spesso e volentieri? Dopo 8 partite, siamo a raccontare di mezzo match fatto come si deve. Inquietante.
MCCRAY 6 Le cifre sono anche extralusso (7/9 dal campo, 6 rimbalzi, 3 recuperi, 28 di valutazione) ma la sensazione è che possa dare molto di più, soprattutto dietro, dove Mian lo polverizza spesso e volentieri. Quando conta affonda pure lui. Bello e impossibile.
ZANUS FORTES 5.5 Dopo aver annegato Bunn, perde il duello di scimitarra con Pietro Bianchi: in mancanza di un pivot titolare, tenta anche avventure dove non oserebbe mai (0/3, 0/2 ai liberi), ma quello che manca è il mastice (0 rimbalzi). Prosciugato.
RINALDI 6 L’atteggiamento è positivo, ed è lui che indirizza la via giusta: poi si perde un po’ con quei rigori falliti subendo contatti da gente grossa come lui (5/15 al tiro, 6 rimbalzi, 5 recuperi). A un millimetro dal ferro si va su per schiacciare. O no?
GURINI 6 Solo 14’, nei quali ci mette passione (1/3, 3 recuperi, 2 assist) ma non può invertire il trend. Lui è il contorno, non la tagliata al sangue. Insalata mista.
KESICKI 5.5 Si autoesclude dal match con 1 fallo al minuto, peccando di immensa ingenuità perché al momento questo è (2/3, 4 rimbalzi). I Crabs non hanno un pivot, la verità fa male ma è meglio di un’inutile bugia. Nord Sud Ovest Est, e forse quel che cerco neanche c’è.



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