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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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VENERDì 19 DICEMBRE 2008
- La Voce di Romagna -
di Matteo Peppucci
RIMINI – Come il giorno e la notte. Visioni del mondo diverse,
problematiche antitetiche, situazioni contingenti opposte. Rimini e
Venezia hanno in comune solo una cosa, sul versante “baskettaro”: la
classifica. Ma alla voce “cassa”, beh, siamo distanti anni luce. I Crabs
hanno costruito la squadra solo ad inizio agosto, e la certezza di
finire la stagione nemmeno c’è, come il presidente Braschi continua a
ripetere di fronte a una città che non recepisce. In Laguna, invece, ne
hanno talmente tanti, di “euri”, che a inizio giugno annunciavano in
pompa magna gli ingaggi di Otis George, Nate Green, Alex Bougaieff e
Guido Meini. Un investimento di 1 milione di euro, in pratica quasi il
doppio dell’intero budget biancorosso.
Regia Coach Bizzosi, avanzato di grado dopo l’accantonamento di
Dalmasson, fa guidare la combriccola all’eterno Rodolfo Rombaldoni,
classe 1976, una vita in serie A prima di accettare le serene venete
(8.2 punti, il 38% da tre). Dietro di lui – ma per quanto? – ecco
Pandoro Bonora, 35 anni suonati ma la testa che viaggia il doppio.
All’esordio, nel ko con Livorno, 15’ e 3 punti. E Meini? Visti i due
sopra, difficile trovi ancora spazio. Con dei registi così, è
impossibile correre: la Reyer gioca a ritmi compassati, mentre i Crabs
se possono vanno come pazzi. Sacco obbligherà Goss, Scarone e Pinton
alla pressione assassina e alla ripartenza immediata.
Esterni In principio, l’idea era di affidare la squadra nelle mani
di Nate Green, il sosia del Michael Scoffield di Prison Break,
attaccante di razza ma in teoria tipo da innescare in campo aperto,
mentre troppo spesso si trova costretto a improvvisare con le
percentuali che scendono (15.9 punti, 48.6% da due, 30.3% da tre). Non
essendoci McCray, ci proverà Giacomo Gurini a ingabbiare Green, anche
se bisognerà capire se Bizzosi porterà nei 10 l’altro neo arrivato, il
lettone Janicenoks (18 di media in A1 la scorsa stagione con la
Fortitudo), uno di quelli a cui la palla piace un bel po’, proprio come
a Green. Nel caso, uno tra George e Bougaieff dovrà rimanere in tribuna:
dopo la scoppola con Livorno e le anemie a rimbalzo, sembra però
improbabile che Bizzosi sguarnisca l’area. Nel pandemonio globale, la
guardia argentina Carrizo (8.7 punti in 21’, ma 10’ contro Livorno) non
trova continuità, mentre Alberto Causin fa il jolly tra le posizioni di
“3” e “4” atipico (7.8 punti, 1.9 rimbalzi). Qui Goss può punturare tutti: Venezia ha una discreta propensione
difensiva ma difficoltà nel costruire, nonostante il talento scorra a
fiumi.
Lunghi La coppia George – Bougaieff, dipinta come illegale da
tutti – noi compresi – è fino a qui la delusione numero 1 del
campionato. In ogni caso Bizzosi non può rinunciare al mastice e alla
solidità del canadese (6.7 punti, 5 rimbalzi, 2 recuperi), ma come si
fa a tenere fuori Otis il salterino (10.9, il 41.4% da tre, 7.4
rimbalzi)? Kesicki, per una volta, si ritroverà a marcare un suo
simile, nel senso che all’ex Casale piace moltissimo girovagare lontano
dal ferro. Rinaldi contrasterà Bougaieff, e, in alternativa, il prode
Alberti, 36 anni, da decimo uomo a pedina base del quintetto (5.1 punti
e 4 rimbalzi in 17’). Ci sarebbe pure Massimo Farioli (3.2 punti, 3
rimbalzi in 16.8’), ma la confusione è globale. Ecco, i Crabs dovranno
essere bravi a infilarsi nel caos veneto innescando ancora più
incertezza dove già si fa fatica a capire che gioca qui e chi la.
Chris McCray sta già molto meglio, le
stampelle sono quasi “terminate” e le terapie alle quali si sta
sottoponendo hanno abbondantemente sgonfiato la caviglia sinistra
infortunata. Il ragazzo ovviamente scalpita, ma non è assolutamente
pensabile un suo reintegro nel gruppo per il match contro Venezia
(domenica, ore 18.15, Flaminio). C’è però più ottimismo, sulla possibilità che il 4 gennaio, a
Livorno, il ragazzo di Washington torni a sgambettare assieme ai
compagni: nel frattempo C-Mac continua con il laser e la tecarterapia,
prima del rompete le righe che per tutti scatterà domenica sera dopo la
partita. Il rientro al lavoro è previsto per sabato 27, di modo da
avere una settimana intera di tempo per preparare la trasferta in terra
toscana. McCray volerà negli Usa assieme a Phil Goss, pure lui diretto
a Washington.
Con Scafati in tv Qualcuno avrà imprecato e non poco, alla lettura
del programma televisivo di gennaio della LegaDue. In striscia negativa
da 6 match (ultimo successo il 9 maggio 2007 contro Casale, in gara5
dei quarti playoff…), i Granchi torneranno su Rai Sport Più sabato 10
gennaio, quando al 105 Stadium farà capolino l’Harem Scafati (ore
20.45, 15esima e ultima giornata di andata). Il 4 gennaio, invece,
vetrina su Sassari – Pistoia (ore 20), mentre il posticipo della
15esima, domenica 11, sarà Veroli – Varese (sempre alle 20).
Siamo pronti a scommettere che almeno la
metà di quelli che domenica sera saranno al Flaminio, c’erano pure quel
2 giugno 1996 al Taliercio di Mestre. Chi segue il Basket Rimini ora,
ai tempi lo faceva un po’ ovunque, e in quel caso c’era anche un motivo
ben preciso.
Indelebile Quel 2 giugno di 12 anni fa, infatti, la Koncret di
Piero Bucchi, John Fox, Renzo Semprini, Alex Righetti, e – ma guarda un
po’ – il 20enne German Scarone, appena arrivato alla corte di via Dante
dopo i trascorsi modenesi, si giocava la serie A1 in una gara5 di
finale playoff mozzafiato, nella tana della Reyer di coach Vitucci e
della bestia nera per eccellenza dei biancorossi, Steve Burtt il
devastatore.
Alzi la mano chi non si ricorda quella atroce beffa, quel 35-53
dipinto sul tabellone luminoso a fine primo tempo con Scarone (22), Fox
(23) e un allucinante Angeli (17, tutti nella prima parte…) a dominare
la scena pregustando ai 1000 riminesi al seguito il pronto ritorno al
piano di sopra dopo due stagioni di purgatorio. Fu solo un illusione
ottica, un sogno che crollò nei 20 minuti successivi, con i biancorossi
irriconoscibili e Venezia che, trascinata da Burtt (41), finì per
vincere 92-88 tra le lacrime dei riminesi in curva e sul parquet. Qualcuno pensò al complotto – inutile negarlo – anche perché,
guarda caso, dopo averla conquistata sul campo, Venezia non disputò la
A1 nella stagione successiva, fallendo e cedendo il posto a Roma,
retrocessa in A2 via playout. A pensar male si fa peccato, ma chi c’era
sa.
Quel match, incredibile ma vero, è l’ultimo, in ordine di tempo,
disputato tra le due società, visto che la Reyer scomparse per poi
ricominciare dalle “minors” e ritornare ai piani che contano solamente
nel maggio 2008, cioè ieri. Incroci Prendendo in esame le sfide disputate dalla stagione
89-90 (quella dell’ultima retrocessione di Rimini in B1) a quella
95-96, il bilancio parla di un 10-7 per i Crabs, che non perdono un
match in casa contro la Reyer dal 25 maggio 1990 (A2), un 80-81 firmato
dall’angelo biondo Jeff Lamp, ala che in quell’occasione vestiva la
canotta oro granata ma in precedenza aveva militato anche nel Basket
Rimini.
Dopo quel ko, Rimini ha vinto 7 volte su 7, quando ha incrociato
la Reyer al Flaminio, mentre è inciampata ben 6 volte (su 9) in terra
veneta. In A1, nella stagione ’92-’93, fu 1-1, con Venezia trainata
sempre da Zamberlan e la Marr prima da Eubanks e poi da Larry
Middleton, uno degli Usa rimasti tra i più celebri in via Dante. E fu
proprio in occasione di Marr – Scaini 68-58, che Franco Ferroni si
distrusse la caviglia su un intervento scomposto di Zamberlan: un
infortunio che di fatto sarebbe stato solo il primo di una lunga serie
di sfortune per il talentuoso esterno riminese. Myers, Mark Hughes,
Jeff Martin, Darnell Valentine, tra gli indimenticati interpreti di una
classica che non si vede da 12 anni.
- Il Resto del Carlino -
di ALBERTO CRESCENTINI
RIMINI — AVEVA appena 12 anni, Mauro Pinton (foto), in quel giugno
’96, quando insieme al padre si accomodò sui gradoni del palasport
Taliercio, a Mestre, per assistere a gara5 di finale tra Reyer Venezia
e Koncret Rimini, partita che metteva in palio la promozione in A1. E
il tifo, ovviamente, era per la formazione di casa. «Certo, però non
seguivo più di tanto. Nel mio cuore di bambino c’era soprattutto la
Benetton», ammette ‘Maurino’, non ricordando neppure che in quella
Koncret giocava un certo German Scarone, oggi suo compagno e capitano
nei granchi. Nativo di Marghera e poi cresciuto a Mestre, Pinton in
effetti non è mai stato un giocatore della Reyer. Anzi, la storica
società granata era sua rivale ai tempi delle giovanili, un’avversaria
che spesso e volentieri riusciva ad avere il sopravvento («Però a
livello juniores anch’io mi sono tolto delle soddisfazioni»). Mai un
incrocio da adulto, tanto che la partita di domenica al Flaminio sarà
la sua prima volta da senior contro Venezia. Emozionato? «Sinceramente
no – ribatte il 24enne play-guardia dei Crabs –. Penso che sarà diverso
al ritorno al PalaTaliercio, quell’impianto è un po’ casa mia…». E’ UN Pinton tranquillo, dunque, quello che si avvicina
all’ultima gara del 2008 prima della pausa natalizia. Un giocatore che
ha fatto un pieno di fiducia non indifferente da qualche settimana a
questa parte, progressi tangibili che sono evidenziati pure dalla
cifre. Pensate: nelle prime 9 gare Mauro aveva viaggiato a 3.6 punti di
media col 27.3% da tre; nelle ultime 3, invece, la sua produzione è
lievitata a 13.3p con un clamoroso 57.1% nelle triple (12/21). «Le
statistiche non le guardo quasi mai, l’unica cosa è che coach Sacco ha
dato dei precisi punti di riferimento per tutti, non solo per me. E
queste certezze mi regalano serenità, fiducia». Però ormai è sempre più
uno specialista: su 55 tiri che fin qui si è preso, ben 43, quasi
l’80%, sono dall’arco… «Vero, d’altronde da lì le conclusioni valgono
di più e poi ‘sparare’ sugli scarichi è una cosa che mi riesce bene».
DOMENICA, complice l’assenza dello scavigliato McCray, le
rotazioni sul perimetro saranno sensibilmente più ridotte. E’ pronto a
fare gli straordinari? «Certo, comunque ultimamente stavo già giocando
parecchi minuti. Contro la Reyer penso che ci sarà più spazio
soprattutto per Gurini e Moreno», aggiunge ‘Maurino’, perfettamente
consapevole dell’importanza della gara con i lagunari. «Sarebbe
fondamentale vincere, per dare così continuità alla nostra striscia.
Noi cerchiamo un’identità e la ‘cattiveria’ agonistica non dovrà venire
mai meno, quella deve accompagnarci sempre».
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