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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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MARTEDì 20 GENNAIO 2009
- Il Resto del Carlino -
di ALBERTO CRESCENTINI
RIMINI — L’ASPETTO più curioso, nella sconfitta dei Crabs al
PalaTriccoli di Jesi è che a propiziare la rimonta riminese — non
sfociata comunque nel clamoroso ribaltone — sia stato Alessandro De
Pol. E non con la difesa, i recuperi, i blocchi, cioè con quel tipo di
lavoro oscuro che gli appartiene, bensì con i canestri. Quegli stessi
canestri che per (quasi) tutto il girone di andata erano stati merce
rara per l’ex azzurro. Ma contro la Fileni, inaspettatamente,
‘Sandrino’ si è trasformato in bomber di razza, per lui 19 punti con un
fantastico 80% dal campo (6/6 da due, 2/4 da tre). Questo quando nelle
precedenti 15 uscite la sua produzione offensiva aveva ristagnato a
3.9p con il 31% da due e il 14% nelle triple. Insomma, l’attaccante più
improbabile era quasi riuscito a rovesciare una partita strapersa, con
i granchi che erano scivolati fino a -21. «E’ giusto provarci sino in
fondo, il basket ti offre queste chances, però è chiaro che portare a
casa quella partita, per come si era messa, sarebbe stata una cosa
eccezionale», ammette la 36enne ala triestina, due scudetti, un oro
europeo e altri trofei assortiti ad arricchire il suo invidiabile
palmares.
UN DE POL che vuole girare pagina dopo un’andata che non l’ha per
nulla soddisfatto. «Non posso essere contento di quel che ho combinato,
assolutamente — dice —. Il lavoro è l’unica cosa che mi permette di
migliorare, avere la condizione fisica è essenziale. Tutto parte da lì,
è sempre stato così nella mia carriera». E adesso come definirebbe la
sua condizione? «Non so indicare la percentuale, l’importante, lo
ripeto, è lavorare duro per poter avere una buona tenuta in campo»,
ribadisce il concetto Alessandro, che ha potuto verificare sulla sua
pelle quanto sia incerta, avvincente questa Legadue, un campionato a
lui sconosciuto fino allo scorso ottobre. «A livello di talento più o
meno le squadre si equivalgono, la differenza sta tutta
nell’atteggiamento, nell’approccio alle gare. Comunque non mi era mai capitato di trovarmi coinvolto in un torneo così equilibrato».
SEI PARTITE con Galli, 10 con Sacco. Cos’è cambiato, soprattutto,
con l’avvento del nuovo coach? «Penso che con Giancarlo abbiamo qualche
schema, per così dire, più inquadrato. Resta la libertà alle iniziative
dei singoli, ma all’interno di un sistema ben codificato. E poi è
cresciuta la conoscenza tra noi giocatori, d’altronde è passato del
tempo da quando ci siamo ritrovati in estate per iniziare la
preparazione», risponde De Pol, che fu voluto espressamente da Massimo
Galli. E la vita riminese come va? «Molto ritirata, rimango parecchio a
casa. Tivù, qualche buon libro, ne approfitto per riposare. Ogni tanto
vado a cena con i ragazzi, però la città non la sto vivendo proprio.
Sono un tipo tranquillo».
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- La Voce di Romagna -
Matteo Peppucci
RIMINI – “Ormai è tardi, guarda il tempo”. Chissà, magari era tardi
lo stesso, ma tornati a meno 4, sul 91-87 a 1’30” dalla fine, dopo
essere stati sotto di 21 (61-40 al 22’), qualcuno cominciava quasi a
crederci. Poi, di colpo, una fischiata balorda e Jesi – Crabs aveva la
sua parola fine. Della sanzione maledetta, protagonista è stato Tommy Rinaldi,
proprio l’uomo che aveva, assieme ad uno scatenato Sandro De Pol,
guidato i Granchi a una rimonta pazzesca, cominciata all’alba del
quarto periodo, e dopo 30 minuti nei quali i biancorossi erano stati
scherzati dalla Fileni. Per lui, l’high carrier in LegaDue con 21
punti, 10/13 al tiro e 4 rimbalzi. Ma rivediamo il film del finale: l’appoggio di Tommaso valeva il
91-87, con Jesi in evidente debito di ossigeno: la palla arrivava a
Maggioli, Rinaldi andava in anticipo pulito. Ma per Terranova era
fallo, il quinto del centro biancorosso. Lo scatto di nervi, il
calcione rifilato alla panchina. E il fallo tecnico, parso davvero
esagerato.
“Mi dispiace – sussurra proprio Tommy, intercettato a Porto San
Giorgio dove è stato chiamato per il raduno della Nazionale A di
Recalcati al posto dell’infortunato Fantoni, quasi sicuramente assente
domenica prossima contro i Crabs – Mi rimprovero solo il gesto di
stizza plateale, ma io all’arbitro non ho detto nulla, anzi ho alzato
la mano autoaccusandomi di un fallo che tra l’altro, per me, non
c’era”.
La sensazione è che sia stata una fischiata da protagonista,
proprio nel momento clou del match. Anche se, alla fine della fiera, i
Crabs non avrebbero mai meritato di vincere.
“Questo di sicuro – continua – perché non si può pensare di
giocare 10 minuti su 40 e passare in un campo come Jesi. Però quando
recuperi 17 punti e hai tutta l’inerzia del mondo, dispiace che il
tutto si chiuda in maniera simile. Diciamo che siamo stati ipnotizzati
da Maggioli, ci ha fatto neri con quegli scarichi sui tiratori
marchigiani: avevamo preparato la difesa in una certa maniera, e poi
invece non abbiamo applicato niente di quello studiato in settimana. Il
mio match? Ottimo in attacco, anche grazie agli assist perfetti di
German, Goss e Pinton. Ma penso di aver difeso anche discretamente su
Maggioli, almeno 3-4 canestri me li ha stampati in faccia di puro
talento”.
Qui c’è l’amletico dubbio. Come è possibile che tutti abbiamo
toppato in pieno l’atteggiamento difensivo? Eppure lo si sapeva, che
Ryan e Sambugaro sarebbero stati sull’arco a sparare sentenze. “Eravamo
troppo preoccupati di Maggioli: avevamo deciso di raddoppiare solo sul
secondo palleggio, invece siamo collassati su di lui finendo per
stamparci sui blocchi. Per Sambu e Ryan è stato un gioco da ragazzi
mettere dentro quei canestri. Sono li solo per quello”.
Una vera disdetta, se si considera che i Crabs, nell’ultimo
periodo, erano tornati a pungere come nel recente passato.
Probabilmente il senso del ko sta proprio qui: per il salto di qualità
serve una continuità maggiore su tutto l’arco delle gara.
“Si, è così. Del resto se abbiamo perso 7 volte su 7 contro le
prime 6 in classifica un motivo c’è: abbiamo talento per fare dei break
terribili, ma contro le squadre forti non basta giocare a sprazzi, si
deve restare concentrati per 40 minuti. Ora abbiamo altre 3 partite,
nelle prossime 5, contro le prime della classe (Casale, Varese, Reggio,
ndr), il famoso giro della morte che costò la panca a Galli: vogliamo
battere una big”.
Non è che adesso dobbiamo stare qui a
fare processi, ci mancherebbe altro. Del resto si è perso a Jesi,
contro una delle squadre più forti del campionato: la sconfitta ci
stava, ma è il modo in cui è maturata che non è piaciuto per nulla.
Soprattutto perché i Crabs visti al PalaTriccoli sono sembrati lontani
parenti di quelli delle ultime uscite, e in generale della gestione
Sacco.
Piano sbagliato La vendemmia jesina, quella che nei primi 3 quarti
ha letteralmente vivisezionato i Granchi, nasce da un grave errore
tattico dei biancorossi. La Fileni non ha fatto altro che evitare
troppi pick & roll (buoni con Maestranzi, un po’ meno con Rossini)
giocando palla su Maggioli, playmaker occulto dell’area. Sul collasso
sistematico della difesa Crabs, tutti e 5 a stringere sul centrone
preoccupati che facesse sfracelli, il Maggiolone ha cominciato a
distribuire “pani e pesci” per gli affamati Ryan e Sambugaro, 9/17 da
tre in due e di fatto gli assassini principali di Rimini assieme
all’eterno Lupo Rossini, devastante nel tagliare a fette la tenera
retroguardia di Sacco.
Sarebbe stato meglio subire 30 punti da Maggioli (che, di riffa o
di raffa, ne ha messi 19 con 9/11…) evitando di mettere in ritmo i
mitragliatori jesini.
In secondo piano, poi, c’è un atteggiamento molle, col quale in
trasferta si può vincere una volta su mille: se i Crabs nelle ultime
due fuori casa hanno subito 84 e 97 punti, beh, significa che qualcosa
la dietro va registrato.
Troppi sotto tono Convinti che comunque tutto nasca dalle facce un
po’ troppo stranite, è logico che sperare di vincere con un McCray
deleterio, un Kesicki nullo e uno Scarone oscurato resta molto arduo.
Se però German, dopo 3 prestazioni da fenomeno, ha preferito giocare
per gli altri anche perché sempre triplicato, e Kesicki, che lo si
accetti, alternerà sempre buone prestazioni a partite anonime, lascia
basiti la serata di C-Mac.
L’uomo della differenza, assieme a un Goss comunque sufficiente,
dovrebbe essere lui: invece la differenza l’ha fatta per gli altri, con
una “non difesa” disarmante e una serie di scelte assurde pure in
attacco, dove le percentuali discrete sono il più classico dei
paradossi. Deve attaccare il ferro, non fermarsi sull’arco. Nessuno, in
LegaDue, ha il passo per tenergli l’uno contro uno. Qualcuno glielo
spieghi meglio.
Riscossa mancata C’è anche qualcosa da salvare, però. Sono gli
ultimi dieci minuti, perché tendenzialmente, quando sei sotto di 17
(78-61 al 30’), il pericolo di sbragare è altissimo. E invece i Crabs
ci hanno creduto lo stesso, sospinti da un De Pol extralusso (15 punti
in un quarto, buone possibilità che sia il suo record) e da un Rinaldi
che continua ad essere un vero fattore. La rimonta, figlia anche della
cortezza jesina, conferma l’unità del gruppo, così come gli 89 punti
finali segnati dicono che a far canestro questa squadra non ha grossi
problemi.
Quasi assodato, la LegaDue si è spezzata
in due bagarre clamorose. Nella parte alta, sono in 6 nel giro di 2
punti che lotteranno fino alla fine per la promozione diretta e per i
migliori piazzamenti playoff. In basso, invece, 8 “sorelle” a
battagliare per la salvezza e le tre poltrone residue che valgono la
post season.
Fuga per la vittoria Hanno qualcosa in più, sarà così fino alla
fine a meno di clamorose svolte. Varese (22) è la prediletta, quella
che fatica sempre ma nonostante gli inghippi guarda tutti dall’alto
verso il basso. Nel pokerissimo a quota 20, difficile dire chi sta
meglio e chi peggio. Veroli, 4 successi in fila, sogna ad occhi aperti
e fa bene: Casale è solida, ora gli manca solo il passo fuori casa, un
po’ come a Soresina, mentre Jesi ha un potenziale eccelso ma alla lunga
la panchina corta potrebbe pesare. Riguardo a Reggio, invece, la
questione è semplice: in 5 si fa fatica, urgono rinforzi.
Si salvi chi può Concentriamoci sulle pericolanti, ci interessano
da vicino. C’è Scafati (16), nel bel mezzo del cammino: i Gramenzi boys
non impressionano, ma pare che, a livello individuale, ci sia quel che
basta per artigliare una seggiola playoff. La bolgia è a quota 14, ed è
l’emblema del campionato, il limbo tra palco e realtà che costringe a
sudarsi ogni minuto che passa. Roseto e Venezia alternano bellezze a
bruttezze, si fa anche fatica a vedere una sorta di continuità, mentre
Pavia è 4-1 nelle ultime 5 e la cura De Raffaele ha dato davvero i
frutti sperati. Sassari e Livorno sono un po’ le delusioni, se non altro per i
buoni roster che hanno, mentre i Crabs rispecchiano, al momento, il
valore di un gruppo che contro le pari classifica ne vince 2 su 3,
mentre con le prime 6 proprio non ne vuole sapere di prevalere (7 ko su
7, fate un po’ voi). Il famigerato salto di qualità biancorosso sarebbe
qui.
Ed eccoci alla zona rossa: Brindisi (12), caduta a Casale, è
comunque un’altra squadra rispetto a un mese fa, e se non la certezza,
ha le armi per salvarsi: allo stato attuale proprio quello che pare
mancare ad Imola (12), bloccata da 4 ko di fila e col rischio di aver
toppato il sostituto di Swann, visto che Riley sembra un altro più boy
scout. Chiude Pistoia (10), 2-9 nelle ultime 11 ma qualche tiepido
segnale a Veroli: il problema è che adesso la salvezza dista 4 punti, e
il tempo è sempre di meno.
I Crabs, dopo il giorno di riposo di
ieri, sono tornati oggi in palestra per cominciare la preparazione del
match di domenica prossima (ore 18.15, 105 Stadium) contro la Fastweb
Casale Monferrato di coach Crespi, attualmente nel gruppone delle
seconde in classifica a quota 20 e in piena lotta per centrare la
promozione. Da verificare le condizioni di German Scarone, che ha un
occhio ancora gonfio dopo un colpo ricevuto da Maggioli in uno scontro
di gioco fortuito, mentre Tommy Rinaldi, convocato in Nazionale A a
Porto San Giorgio, rientrerà solamente domani in gruppo.
Tafferugli Indegno finale, domenica, al PalaTriccoli. Pare che
alla fine della partita, nella zona dove si erano posizionati i tifosi
biancorossi (circa un centinaio), si sia creato un parapiglia tra un
facinoroso e un poliziotto, che è stato colpito al basso ventre e poi
ricoverato in ospedale. La maggior parte degli incolpevoli riminesi è
stata identificata dopo il rientro sul pullman (che è ripartito per
Rimini solamente dopo diversi minuti), mentre è ancora incerto se il
vero autore del gesto sia stato effettivamente trovato. Resta in ogni
caso la vergogna di un episodio indegno, anche perché come al solito ci
vanno di mezzo persone che non c’entrano nulla.
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