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NEWS - RASSEGNA STAMPA

MARTEDì 3 FEBBRAIO 2009


- La Voce di Romagna -

di Matteo Peppucci
RIMINI – Batte sempre forte, il cuore di German Scarone. Batte per questi Granchi rinati dalla cura Sacco, e beati anche al PalaRavizza, dove è arrivato un altro colpo a sensazione: il quinto successo su nove in trasferta proietta i Crabs verso il big match contro Varese con l’entusiasmo a mille, e un altro motivo in più per tentare l’impresa.
“Mi piacerebbe dedicarla a Corrado Sberlati – dice “G”, molto segnato dalla morte dello storico patron del Basket Rimini – e ci proveremo in tutti i modi: lui ha fatto tanto per me e per la mia famiglia, quando arrivai qua, nell’estate del 1995, ero appena un ragazzino, ma parlai con Corrado e capii subito che persona era. Un grande uomo, un appassionato come pochi: uno che parlava poco ma amava Rimini e lo sport cittadino. Se ho fatto quello che ho fatto, nella mia carriera, è anche per merito suo”.
Parole sincere, baciate da un talento che German condivide con Carlton Myers, l’altro grande “figlioccio” di Corrado Sberlati. La mente è già sulla capolista, ma quello che il gaucho ha fatto nel finale di Edimes – Crabs difficilmente si cancella con un colpo di spugna.
“Mi è andata bene – sminuisce i canestri decisivi – ma forse doveva andare così, perché me li sentivo quei tiri e come a Livorno ci ho provato. Il coach mi ha detto di fare le mie chiamate, io ho obbedito: in certi momenti è giusto che sia io ha prendermi le mie responsabilità, ma non dimentichiamoci che è stata la squadra a portarci al successo”.
Eh già. Una squadra tostissima, un gruppo che non molla. Che arranca, fatica, magari subisce, ma poi non si sa dove trova la forza per reagire, costruendo break importanti che nei finali concitati pesano ancora di più perché spesso Rimini ci arriva in fiducia.
“Si, anche a Jesi ci eravamo quasi riusciti – continua German – ma ci era andata male, mentre a Pavia è stato diverso. Loro hanno giocato un primo tempo clamoroso, con percentuali incredibili: nonostante questo e nonostante i nostri errori, eravamo solo a meno 8. E allora ci abbiamo creduto. Lasciatemi però dire che Zanus Fortes ha cambiato il match al suo ingresso in campo: ha spronato tutti, ha segnato canestri importanti, ha difeso come un leone”.
Non solo Zanus, ma anche Goss, McCray e De Pol, tra i migliori sull’Oltrepò. Se la difesa continua a latitare, l’attacco dei Granchi pare non avere mai finito le munizioni. E il record di Sacco, adesso, recita uno scintillante 8-4.
“Giancarlo ha avuto il merito di cambiare completamente il nostro basket – rende onore al coach German – perché prima, col triangolo, era il singolo che doveva fare di tutto per far giocare bene il gruppo, mentre adesso è il gruppo che deve mettere in condizione i singoli di potersi esprimere al meglio. E’ una differenza che evidentemente ci ha fatto fare un gran salto di qualità”.
A 2 punti dal quarto posto, ma anche a 4 dalla retrocessione. In città si comincia a sognare in grande, ma forse è il caso di rimanere coi piedi ben piantati per terra.
“Occhio, qui basta un niente e ti ritrovi giù. Io dico che non dobbiamo guardare la classifica, e che dobbiamo giocare alla morte ogni partita: alla fine del campionato lo faremo, sperando magari di trovarci il più in alto possibile. Ma l’obiettivo resta salvarsi: del resto qui tutti possono perdere e vincere con tutti. Anche Varese? Si, e spero che giovedì il 105 sia pieno perché stiamo dimostrando di non mollare mai”.

Sono ripresi ieri, senza assenti, gli allenamenti dei Crabs in previsione del big match di giovedì (ore 20.30, 105 Stadium) contro Varese: per l’occasione, la società biancorossa ha partorito l’iniziativa “Abbonamento Amico”. Tutti i possessori di una tessera potranno indicare, telefonando in sede (0541-54459), inviando una mail a segreteria@basketriminicrabs.it oppure un fax allo 0541-26600 entro giovedì alle 13, il nominativo di un amico che avrà diritto ad un biglietto al costo di 8 euro (settore non numerato).
Lutto I Crabs giocheranno con il lutto al braccio, in segno di cordoglio per la scomparsa di Corrado Sberlati, per il quale, prima della palla a due, verrà osservato un minuto di silenzio.
Zanchi esonerato Cade un’altra panchina in LegaDue: la quinta sconfitta nelle ultime sei gare è costata cara ad Andrea Zanchi, trainer di Jesi, che ieri è stato sollevato dall’incarico. La panchina, per il momento, è stata affidata al suo vice Luca Ciaboco.

Passione, voglia contagiosa, manie di grandezza. Bastone, carota, e trattative. Furenti, in pieno stile suo. Lo stile di un uomo che si è fatto da solo, avvicinatosi alla pallacanestro quasi per gioco, e poi, di colpo, trovatosi a gestire un qualcosa di cui si innamorò subito perdutamente.
Il Basket Rimini, quello vero, quello più forte, quello del sesto posto in A1, quello della Korac, quello di Myers – Ferroni e Ruggeri, richiama alla mente solo il suo nome. Corrado Sberlati, e l’epopea biancorossa.
Settembre 1983, ecco quando. Arrivò in via Dante coi soldi freschi della Marr, società di cui era leader assieme a Luigi Cremonini: si capì subito che non era un “tanto per fare”, ma era una visione. Quella di un uomo che voleva stupire. E ci riuscì immediatamente, col mitico Piero Pasini in plancia e un gruppo leggendario che regalò la prima, storica promozione in A1 a Rimini. Wansley, Cecchini, Benatti, Sims, Sandrino Angeli.
L’anno dopo arrivarono Reggie Johnson, l’americano più forte, assieme a Rodney Buford, mai visto da queste parti, e Maurizio Ferro, ora direttore sportivo dei Crabs. La Marr si salvò tranquillamente, ma a Sberlati non bastava. Voleva di più. E allora, sempre assieme a Pasini, Cervellini e Gian Maria Carasso, disegnò la stagione più scintillante della storia biancorossa, un ottavo posto in regular season che poi diventò sesto al termine dei playoff, persi nei quarti contro la Milano di Dan Peterson.
Nel tentativo di andare ancora più su, Sberlati provò il tutto per tutto: via Pasini, dentro Dado Lombardi, e vai col mercato più ricco della storia riminese. Mike Silvester, Olden Polynice, Jeff Lamp, e il pivot della Nazionale, Marco Ricci, pagato un miliardo delle vecchie lire e strappato ai club più blasonati. Fu un disastro, 4 vittorie e 26 sconfitte. Retrocessione bruciante, e un distacco inevitabile. Lasciò per una stagione – quella della Biklim – per tornare l’anno seguente: la risalita fu difficilissima, e ci vollero 5 interminabili stagioni per coronarla.
Si passò anche dalla caduta agli inferi, con lo spareggio di Treviso perso contro Cremona che, nel maggio del ’90, condannò la Marr di Ezio Cardaioli, subentrato a John Mc Millen, al baratro della B1. Sberlati non mollò, anzi, fu proprio da li che nacque la leggenda della nidiata d’oro: il Topone fu richiamato alla guida tecnica, e sotto di lui sbocciarono Carlton Myers, Franco Ferroni, Massimo Ruggeri e Renzo Semprini, per l’indimenticato doppio salto B1-A2-A1 nel giro di due anni.
Tornati nell’Olimpo, però, ci si rimase solo una stagione, senza Myers, nel frattempo “prestato” alla Scavolini Pesaro (1992-93): il maledetto “3 secondi” fischiato a Israel a Piazza Azzarita ri-sprofondò la Marr in A2, e dopo un anno di transizione, Sberlati si riprese Carlton tentando, con Di Vincenzo in plancia, una risalita che ai più pareva scontata.
Arrivò invece l’onta dello 0-3 in finalissima playoff contro Forlì, alla quale fece seguito l’epurazione: Myers, Ferroni e Ruggeri furono venduti alla Fortitudo, e cominciò l’era di German Scarone e Alex Righetti.
Nella primavera del 1997, con Piero Bucchi a dispensare difesa, il patron ritrovò il sorriso e la serie A1, conquistata al Flaminio contro Montecatini dalla Koncret di German, Rigo, Wylie e Chandler.
Nell’estate, poi, il fulmine a ciel sereno: i costi sono altissimi, Sberlati non ne può più di rimetterci 2 miliardi l’anno, e la fusione con Forlì è cosa praticamente fatta. La tifoseria biancorossa insorge, sventa l’accordo a furor di popolo: Sberlati ci ripensa, al grido “Meglio soli in C, che in A1 con Forlì”. Si va avanti da soli, e si ottiene la storica qualificazione in Coppa Korac: è l’apice della storia del Basket Rimini. Che entra nella leggenda grazie a Corrado Sberlati.
Rimini mantiene la serie A1 fino alla stagione 2000-01, quando sul pino arriva Giampiero Ticchi: Cervellini pesca Rodney Buford, la Vip è terza in classifica dopo 8 giornate. Le fughe, il crollo, la retrocessione dopo 5 stagioni. Nella stessa estate, Gianluca Sberlati muore in un incidente stradale. E’ una tragedia immensa, che segna nel profondo il padre disperato. Arriva il marchio Crabs, voluto fortemente dal patron in onore del figlio, che l’aveva disegnato. Corrado resiste un’altra stagione, ma ormai è tutto cambiato. Cede la maggioranza delle quote a Luciano Capicchioni, al quale però versa per altri 3 anni cospicue somme. Poi, lentamente, il distacco definitivo. Il 105 Stadium non l’ha più visto, troppo pesante convivere con quel ricordo. Di lui, però, Rimini si ricorderà per sempre. Ciao Corrado. E grazie di tutto.

“Sapevo che non stava bene, ci eravamo visti circa un anno fa nei suoi uffici, ma non mi aspettavo una morte così veloce. Ovviamente è un qualcosa che mi tocca nel profondo: Corrado è sempre stato fortissimo e ha superato tanti problemi e tragedie, anche se alla fine questo male se lo è portato via”.
Carlton Myers lo accenna commosso, perché Corrado Sberlati per lui è stato come un padre. Sotto la sua ala protettiva è cresciuto, è sbocciato, ha sfondato.
Disegnando alcune delle più belle pagine del Basket Rimini, dalla promozione in A1 del 1992 quando espugnò Masnago assieme a Valentine e Israel, fino agli 87 punti segnati contro Udine il 26 gennaio 1995, record italiano assoluto di ogni tempo che cancellò quello di Riminucci. E’ anche grazie a Corrado Sberlati, se Carlton è diventato una leggenda della pallacanestro italiana ed europea.
“Si, gli devo molto – continua – aveva una grande passione per il basket, fu uno dei primi a credere nei giovani non per fare numero ma per farli giocare. Lo conobbi a fine anni ’80, mi stupì subito il suo sguardo, immensamente più convincente delle poche parole che era abituato a dire. Non era il classico presidente che interferiva nelle scelte tecniche degli allenatori, ma trasmetteva la filosofia dei giovani e del gruppo continuamente”.
Fecero tanto scalpore, a Rimini, le due cessioni di Myers: la prima, all’indomani della promozione in A1 del 1992, alla Scavolini Pesaro, una comproprietà di due anni che finì col botto, nel senso che Sberlati non accettò le condizioni dei marchigiani e nel ’94 si riprese Myers, “costringendolo” a riportare in alto Rimini. Purtroppo l’operazione fallì (0-3 in finale playoff contro l’Olitalia Forlì di Niccolai), e nell’estate seguente, arrivò il definitivo addio da via Dante, direzione Fortitudo. Una trattativa seguita personalmente da Sberlati, in contatto diretto con Giorgio Seragnoli.
“Si, ricordo bene quei giorni – spiega Carlton – anche perché c’era un’offerta forse anche maggiore della Virtus Bologna. Io dissi a Corrado che preferivo la Fortitudo, e lui mi accontentò. Negli anni a seguire lo andai a trovare spesso in ufficio, sono rimasto sempre molto legato a lui. Non un rapporto viscerale, ma un legame forte”.

Ricordi indelebili. Pagine di pallacanestro vissuta, storie di vittorie, trattative, aneddoti, speranze, disillusioni, trionfi. Corrado Sberlati lascia dietro di se un’immensità di istantanee perfette, soprattutto in chi l’ha conosciuto meglio di tutti.
Chi ha avuto la fortuna e l’onore di lavorare con lui alla costruzione della leggenda biancorossa ha solo parole speciali per l’uomo del Basket Rimini.
“Gli sportivi riminesi devono ringraziare solo lui, se per 15 anni hanno assistito ad un basket meraviglioso, ammirando giocatori fantastici” attacca Gianmaria Carasso, storico general manager degli anni d’oro. “Quando entrò non conosceva quasi per niente il basket, poi si è appassionato e voleva partecipare a tutte le riunioni: lasciava lavorare i suoi collaboratori, quelli di cui si fidava avevano carta bianca. Sembrava un duro, forse perché parlava molto poco, ma aveva un cuore immenso. Fu lui a trovare gli sponsor Pepsi e Olio Monini, lui a condurre le trattative più importanti. E’ una perdita che mi addolora, ci ho vissuto a fianco per una vita”.
Amico, padre, imprenditore. E anche fratello, per qualcuno. “Provo una tristezza enorme” sussurra Adriano Braschi, presidente dei Crabs e da Sberlati inserito nel Basket Rimini all’alba del 1992. “Un grande uomo, che ci lascia un’eredità pesantissima: speriamo di onorarne la memoria rimanendo in serie A il più a lungo possibile. Stamattina (ieri, ndr) ero in ospedale con lui: ci sentivamo costantemente, ho perso un fratello maggiore”.
La maggior parte dei tifosi biancorossi non può non associare il nome di Sberlati a quello di Piero Pasini, il mitico Topone che regalò per la prima volta la serie A1 al Basket Rimini. “Sberlati è stato semplicemente il Basket Rimini: me lo ricordo come un uomo molto pratico, uno che metteva sempre al primo posto i rapporti umani. Quando la squadra non andava, ci provava coi premi in natura: due vittorie equivalevano a una bistecca, tre ad un prosciutto”. Un romagnolo verace, di quelli a pane e basket.
“Gli piaceva giocare a carte – lo ricorda così il dottor Enzo Corbari – e l’unica volta che si arrabbiò con me fu proprio in occasione di una partita a briscola. Eravamo amici, devo dire che era da tanto che non lo sentivo, sapevo che stava male ma non che fosse così grave. Ho ancora negli occhi le cene con la squadra al completo nella sua villa: cucinava la carne lui, e si imbestialiva con gli americani perché la volevano troppo cotta. Un mito”.
Anche il marchio Crabs è un’eredità della famiglia Sberlati. Fu Gianluca, il figlio, a disegnare il “Granchio” nell’estate del 2001, poco prima di morire nel tragico incidente. “Un grande uomo e un grande imprenditore, uno che ha dato a Rimini e alla vita molto di più di quello che ha ricevuto – dice Renzo Vecchiato, giemme dei Crabs – Quello stemma è legato a lui, e il mio unico rammarico è di non essere mai riuscito a convincerlo a venire al 105. So perché rimaneva in disparte, ma so anche che ha sempre tifato per noi in questi anni”.




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