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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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MARTEDÌ 10 FEBBRAIO 2009
- La Voce di Romagna - di Matteo Peppucci
RIMINI – Non c’è stato proprio modo, di tornare felici da Sassari.
Quando deve andare male, del resto, va anche peggio, e lo si era capito
fin da subito che la Coopsette planata in Sardegna dopo il grandissimo
successo su Varese aveva le pile scariche. Poca cattiveria, o forse
semplicemente meno di un avversario che era si reduce da 45’ durissimi
(a Scafati) ma che aveva perso ed era molto più arrabbiato dei Granchi.
“L’analisi regge – è sincero Tommy Rinaldi – perché è vero che la
stanchezza si è fatta sentire, ma anche il Banco non era al meglio e la
brutta partita che ne è uscita fuori è stata la logica conseguenza.
Poco basket, tanti contatti: noi però il più delle volte li abbiamo
subiti, finendo per battere la testa contro la loro aggressività”.
A dire il vero il match si è deciso nel finale, con il folletto
Jason Rowe a punire qualche disattenzione di una difesa che – tutto
sommato – ha pure funzionato, visti i 71 punti concessi all’avversario.
“Solo che segnando 62 punti – continua Rinaldi – fai fatica a vincere
anche in casa, figuriamoci fuori. L’infortunio di Scarone ha pesato,
inutile negarlo, ma nonostante tutto eravamo anche rientrati in partita
dopo essere andati a meno 13 ad inizio terzo periodo (sul 37-24, ndr).
Raggiunta la parità siamo andati avanti punto a punto fino a 2’ dalla
fine, poi Rowe ci ha massacrato e noi abbiamo sbagliato un paio di tiri
ben costruiti”.
Non può andare sempre bene, del resto, e le basse percentuali di
una squadra che poggia molto sull’entusiasmo da “striscia di canestri”
ha finito per impedire ai Granchi un allungo che, ad inizio ultimo
parziale, pareva possibile. I troppi rimbalzi offensivi concessi a
Sassari (10, contro i soli 5 della Coopsette) hanno poi fatto il resto.
“Vero, e questo è stato un aspetto determinante della sconfitta
perché lo sapevamo che il Banco è una squadra che va a rimbalzo
d’attacco con tutti gli effettivi: non siamo stati sufficientemente
reattivi soprattutto sulle carambole lunghe, e in almeno tre occasioni
abbiamo subito canestro dal doppio possesso concesso. E’ un’altra
dimostrazione che forse ci è mancata proprio la lucidità. Il mio match?
Mi sono annullato con Ezugwu: ci siamo dati delle gran botte e alla
fine nessuno dei due ha inciso più di tanto”.
Beh, su questo dissentiamo, perché il “lopez” che l’inglese
palestrato ha rifilato inavvertitamente a German Scarone sul finire di
primo tempo, in soldoni, ha permesso a Sassari di non avere contro uno
degli uomini più in forma di Sacco.
“German zoppicava anche questa mattina – svela Tommy – e ieri è
rientrato a 2 minuti dalla fine più per voglia che per altro. Chiaro
che senza di lui perdiamo molto, anche perché poi le difese avversarie
possono concentrarsi esclusivamente su Goss e McCray, quasi sempre
triplicati e costretti a tiri difficili”.
Inutile fare drammi, anche perché, classifica alla mano, i punti
di vantaggio sulla zona B sono rimasti 6. Anche se all’orizzonte c’è la
trasferta di Reggio Emilia dove bisognerà cercare di fare meglio.
“Io guardo sempre dietro, altro che playoff – chiosa il lungo
riminese – e ho negli occhi Pavia, che prima di incontrare noi pensava
in grande e poi, con due ko beffardi consecutivi, si è ritrovata di
nuovo con l’acqua alla gola. Stiamo sereni, guardiamo avanti e
focalizziamo l’obiettivo su Reggio: sarà durissima vincere, ma di
sicuro saremo più freschi che a Sassari”.
E così, nella lontana e incontaminata
Sardegna, e contro un Banco che sta cominciando a diventare molto
indigesto ai colori biancorossi (4 ko consecutivi nelle ultime due
stagioni, ultimo hurrà contro i sardi datato 25 febbraio 2007), si è
fermata la striscia dei Crabs. Un percorso netto di 3 successi in fila
partito contro Casale, proseguito poi a Pavia e terminato al 105 contro
la capolista Varese.
Stanchi e imprecisi In teoria avrebbe dovuto essere un match
spettacolare, visto che Sassari e Rimini vantano ottime percentuali al
tiro. Il tutto, come da previsione, è stato falsato dal tour de force
che la LegaDue ha osservato di recente, col turno infrasettimanale di
giovedì scorso che si è fatto sentire e non poco. Per una squadra che
tendenzialmente vince segnandone uno in più e non subendone uno in
meno, tirare col 41.7% da due e il 73.3% ai liberi è sinonimo di ko
quasi certo. I 62 punti segnati sono quasi un minimo storico di
stagione, se si escludono i 47 di Varese: è evidente che le gambe di
McCray e soci non erano quelle solite.
La poca lucidità dei Granchi si è manifestata anche nell’ennesimo
finale punto a punto. Se a Pavia la rimonta si era concretizzata, a
Sassari non è successo: a parte il fatto che non si può sempre
pretendere di vincere sulla sirena coi tiri ignoranti da 9 metri, la
realtà è che le troppe palle perse (19, ben 14 nei primi due quarti) e
un paio di disattenzioni nel finale hanno condannato la Coopsette a una
sconfitta che ci sta, ma che lascia lo stesso qualche rammarico perché
con un po’ di concentrazione in più si sarebbe potuto pure vincere.
Particolari Ok, la prima cosa che balza agli occhi, leggendo lo
scout, è quel 15 accostato ai minuti giocati da German Scarone. Col
gaucho costretto alla panca da un “lopez” di Ezugwu – e non deve essere
simpatico – Sacco ha dovuto spremere Pinton e Gurini per 40’
complessivi: i surrogati del reparto esterni hanno dato troppo poco, in
termini offensivi (7 punti e 2/7 dal campo). Se Scarone si chiama
fuori, McCray è sempre in quel limbo non ben identificato e Goss adesso
è sistematicamente triplicato, pare chiaro che la panchina debba dare
qualcosa in più. 17 punti – di cui 8 del solo De Pol – sono troppo
pochi se i tre tenori ne segnano 35, quando la media classica si
assesta sui 50-55. In più c’è una dato che spariglia il match: i 10
rimbalzi offensivi concessi al Banco sono troppi, soprattutto se anche
il tuo avversario fa fatica a segnare. Concedere 11 tiri in più a chi
ti sta di fronte, in partite sporche, brutte e cattive, è un qualcosa
di deleterio.
Prospettive Il bicchiere mezzo pieno c’è. Ancora una volta si è
lottato alla pari in trasferta, e la zona retrocessione è rimasta
lontana 6 punti. Il percorso minato, che è cominciato a Jesi e finirà
domenica sera a Reggio Emilia, dice che Rimini ha un bel 3-2 contro
l’1-4 dell’andata. Insomma, siamo anche sopra le tabelle più
ottimistiche.
Senza nemmeno accorgercene, entriamo
nell’ultimo terzo di regular season, visto che 20 dei 30 turni previsti
in LegaDue sono passati alla storia. Il futuro, breve ma intensissimo,
è però tutto da decifrare, anche se qualcosa si muove, sia sopra che
sotto.
Corsa a 5 Premesso che le smentite sono all’ordine del giorno, le
famose “6 sorelle” sono diventate adesso 5. Nonostante continui a non
brillare e sia falcidiata dagli infortuni, Varese (26) è sempre lassù,
un giro accompagnata e un giro sola. Non convince in pieno, ma rimane
la favorita, perché ogni settimana la potenziale rivale pensa bene di
capitolare. Stavolta è toccato a Soresina (24), disfatta da Maggioli e
Ryan a Jesi, e con un ruolino in trasferta (2-8) che non è per chi
vuole salire. Si potrebbe dire lo stesso di Casale (24), perfetta in casa
(10-0, come la Vanoli) ma chiaramente più forte: se Crespi smette di
perdere tutte le volate fuori casa la Fastweb ce la può ancora fare.
Veroli (24) ha uno straordinario 8 su 11 negli ultimi 3 mesi, ma adesso
non avrà più Jerome Allen, che lascia il posto all’amico reintegrato
Robinson. Bisogna vedere come reagisce il gruppo, in una situazione
diametralmente opposta a quella di Jesi (22), che tra poco riabbraccerà
Maestranzi.
In bilico Nove squadre, più della metà dell’intera combriccola.
Possono pensare ai playoff, ma devono anche preoccuparsi di quel che
succede in fondo. Ce ne sono addirittura 5 a quota 20, ovvero al 50% di
successi conquistati: a Sassari, tre hurrà nelle ultime 4, serve un’ala
piccola di qualità perché senza Dordei le rotazioni sono avare. Reggio
Emilia è in crisi, non vince da dicembre ed è anche sfortunata: i mezzi
per risalire, soprattutto con un innesto che arriverà, ci sono però
tutti. Scafati è viva, Rimini pure, ma Brindisi, 7 hurrà nelle ultime
8, comincia a fare sul serio. A 18, invece, un poker: Roseto è indecifrabile come poche,
Livorno continua a perdere occasioni e ha un pessimo 1-9 fuori casa.
Pavia c’è, gioca bene e resiste, mentre Venezia fa sempre troppa fatica
rispetto al potenziale che ha. La sensazione è che i playoff
arriveranno a quota 30, ma gli scontri diretti saranno decisivi.
Burrone Il solco ora c’è: a quota 14 sono rimaste sole, Pistoia e
Imola. Ma se per la Carmatic paiono scorgersi segnali di vita, per
l’Aget (6 ko nelle ultime 7) la sfida con Pavia rappresenta più di una
dead line.
Appena rientrati in Romagna, Sacco ha
fatto svolgere ai Granchi una seduta defaticante, alla quale non ha
ovviamente partecipato German Scarone, che a Sassari si è dovuto in
pratica fermare a causa di una brutta botta alla coscia presa, sul
finire di secondo quarto, in uno scontro col possente pivot Ezugwu. E’
possibile che German venga tenuto a riposo anche oggi, quando Giancarlo
Sacco riporterà i suoi al Flaminio (domani, invece, intera giornata di
riposo): la testa della Coopsette è già proiettata verso il posticipo
di domenica prossima (ore 20, diretta su Rai Sport Più) a Reggio Emilia
contro la Trenkwalder di Alessandro Ramagli.
Qui Reggio A Casale è arrivato il quinto ko consecutivo: dopo aver
chiuso in testa il girone di andata e aver conquistato le Final Four di
Lega, la Trenk si è di fatto arenata. L’esonero di Marcelletti,
arrivato dopo il ko interno con Pavia, e l’avvicendamento con Ramagli,
non ha fin qui prodotto gli esiti sperati. C’è aria di cambiamenti,
però: l’ala piccola Brian Smith è vicinissima al taglio, e al suo
posto, oltre al sogno Erik Daniels, folletto ex Biella già allenato da
Ramagli, si fa anche il nome di Tim Pickett, la cui avventura cinese è
finita ancor prima di cominciare. L’ingaggio di Giorgio Boscagin, 20
punti all’esordio, potrebbe però spostare le attenzioni verso un lungo
Usa al posto di Smith, con consequenziale promozione di Boscagin in
quintetto.
- Il Resto del Carlino - di Alberto Crescentini
Rimini. LA SVEGLIA, ieri mattina, è suonata qualche minuto prima
delle 5, complice il volo Alghero-Bologna pronto a decollare alle 7.05,
ma in quella piccola porzione di notte Giancarlo Sacco ha fatto
ugualmente fatica a prendere sonno. Ancora troppa l’adrenalina dovuta
alla partita, così come si avvertiva la tensione per una sconfitta che
ci poteva pure stare, è vero, ma si sarebbe potuta evitare. «E’ stata
un po’ la gara che mi aspettavo, tra due squadre stanche — commenta il
52enne coach della Coopsette —. Un incontro infarcito di errori e chi
ne ha commessi di più, soprattutto in difesa, ha finito per perdere».
Nella battuta d’arresto di Sassari spiccano i soli 15’ in cui è rimasto
in campo Scarone. Un German che nelle ultime uscite vedeva il canestro
grande come una vasca da bagno. A metterlo ko una ginocchiata a una
coscia rimediata in uno scontro con Ezugwu, il solido centro del Banco
Sardegna. Ma cosa sarebbe cambiato col gaucho a pieno servizio? «Mah, è
sempre difficile dirlo — ribatte l’allenatore dei granchi —. Il lavoro
grosso, cioè la rimonta da -11 a +2, eravamo riusciti a farlo
ugualmente. Dopo, chiaramente, la sua qualità ci sarebbe tornata utile,
mi sembra di ricordare che German ‘qualcosina’ abbia fatto nei
finali...».
IN UN MATCH caratterizzato da percentuali modeste (40% al tiro
Rimini, addirittura 39.4% Sassari), la differenza finiscono per farla
altre cose, tipo rimbalzi, perse, recuperi. Tutte ‘voci’ statistiche
dove il Banco, oggettivamente, si è fatto preferire. «Sì, soprattutto i
tanti rimbalzi offensivi che abbiamo concesso hanno pesato — riconosce
Sacco —. In ogni caso i ragazzi hanno disputato la loro onesta partita,
hanno lottato, dimostrando ancora una volta di avere cuore, carattere».
Dopo l’insolita e clamorosa ‘virgola’ contro Varese, McCray stavolta ne
ha messi 11 con un insufficiente 2/9 al tiro. Qualche progresso si è
visto, in “MC”? «Un passettino in avanti in difesa, un po’ meglio anche
in attacco. Però adesso è importante che Chris abbia un rendimento da
americano, in Legadue gli extra-comunitari sono solo due e dal loro
consistente apporto non si può prescindere». Ma come mai McCray batte
un po’ in testa? «In queste ultime settimane è salito il livello di
tutti, compagni e avversari, mentre lui si è dovuto fermare a dicembre
per un infortunio a una caviglia. Uno stop che l’ha condizionato, così
ora fatica a trovare il ritmo», spiega Sacco.
GIA’ NEL TARDO pomeriggio di ieri i granchi si sono ritrovati in
palestra per sgranchirsi, cioè per fare lavoro defaticante col
preparatore atletico. Oggi nuova seduta, un mix di atletica e basket,
quindi domani un’intera giornata di riposo.
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