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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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LUNEDÌ 23 FEBBRAIO 2009
- La Voce di Romagna -
di Gabriele Nanni
RIMINI – E’ stato il derby dei derby. Da parecchio l’involuzione
tecnica della pallacanestro ci svuota i palazzetti e ci costringe ad
assistere a partite di livello mediocre, ma Coopsette-Aget di ieri sera
al Flaminio è stata un qualcosa da registrare e conservare nella
videoteca; per Imola, una vittoria del genere in una “sala Vendemini”
ribollente può essere la classica svolta della stagione. A firmarla
sono i due americani, il pivot bonsai Joe Bunn che dal suo metro e 96
stampa 27 punti spettacolari, con due soli errori al tiro, 12 rimbalzi
e +41 di valutazione, e l’ala Mykal Riley che sullo storico parquet
riminese fa un qualcosa da consegnare agli annali: centra sette bombe
su sette, compresa quella del sorpasso a 1’22” dalla fine uscendo in
corsa da un blocco. Sette su sette da tre; pensate solo che il record
di bombe senza errori nella storia della pallacanestro italiana è 10/10
(del play senese Terrell McIntyre). Pazzesco. Come questo derby, di un
pathos incredibile, con molto in palio, soprattutto per la squadra di
Bianchi. C’è Rimini che sembra aver perso la maniglia del match a metà
ultimo quarto quando incassa un break di 10-0 firmato da due missili di
Riley, poi lo swingman dell’Aget fa il 4° fallo, si accomoda in
panchina e i Crabs rientrano spostando il mirino sottocanestro con
Kesicki e Rinaldi. Rimini, maestra in questi momenti, cavalca l’onda e
Goss infiamma il Flaminio con 5 punti consecutivi che portano la
Coopsette sull’83 a 81 a 2’06” dalla fine. Una storia già vista, qui di
solito la squadra di Sacco “surfa” fino alla spiaggia, ma questa volta
si materializza la legge del “chi di triple ferisce, di triple
perisce”. I missili, arma letale con la quale i granchi hanno affondato
parecchie corazzate, questa volta sorridono ai cugini imolesi che,
sotto di due, trovano con Riley la giocata del match, una bomba in
uscita dal blocco che toglie la tavola sotto i piedi dei surfisti
riminesi e regala all’Aget il vantaggio per 85 a 86 a 1’22” dal gong.
Il Festival della Tripla oggi non sorride ai granchietti; sul
ribaltamento di fronte prima Scarone e poi Pinton ne spediscono due sul
ferro, consegnando a Imola il possesso chiave che Riley - ancora lui -
firma così: fa la stessa uscita dal blocco di prima, ma questa volta il
suo taglio prosegue fino a centro area, dove viene servito in corsa,
riceve e appoggia a tabellone l’85 a 88 a 47” dal gong. Goss poi perde
palla e finisce qui una partita incredibile, dove le due squadre si
sono ribattute colpo su colpo in una girandola notevole di emozioni.
C’è Rimini che se ne va nel primo quarto (23-15) sulle ali di Kesicki,
Imola che risponde con un break di 14-3 firmato da un Joe Bunn da
annali del basket. Poi si viaggia sempre in equilibrio, perché se i
Crabs trovano 11 punti da Pinton nel secondo quarto, l’Aget risponde
con Riley e con la sua mano santa da tre (11/18 farà Imola), mentre
Sacco trova in De Pol il guardiano per limitare il mini-pivot
newyorkese. Il terzo periodo si apre sotto la firma di Scarone che
manda in confusione Sorrentino e comincia a salire in cattedra in
attacco, ma Imola non molla, e anche nell’ultimo quarto, con Rimini
lanciata da McCray (71-66) e il Flaminio in ebollizione, rimette in
piedi tutto fino agli ultimi, incredibili, 8 minuti, dove Imola infila
4 triple trapassando Rimini con la sua arma prediletta.
di Matteo Peppucci Sventolano alte, le sciarpe dell’Onda
d’Urto, incredula e estasiata da una metamorfosi sperata ma talmente
imprevedibile che vale più di mille gioie messe assieme. Il Flaminio
diventa l’ultima dea dell’Aget e l’incubo ricorrente di casa Crabs,
ancora una volta battuti quando Rimini risponde e ci sarebbe bisogno di
un ola finale. E invece ride Imola, e ridono i 100 supporters che per 40’
tengono alta la bandiera e si sentono tantissimo, nonostante le 2000
anime riminesi facciano di tutto per “zittire” le voci dei cugini. Il
derby è fantastico anche per questi motivi qua, del resto. Gli impagabili tifosi Coopsette, anche “Quelli del 1990”, come
recita uno striscione vicinissimo ad un altro con un cuore biancorosso
e un 4 - il numero di German Scarone - nel mezzo, rendono il vecchio
Flaminio una bomboniera che ti riporta agli anni belli, quelli di un
basket lontano anni luce ma per una sera ritrovato. E’ un’altalena di emozioni parallela, quella che si gioca sul
parquet e sugli spalti: del resto l’equilibrio della sfida è totale,
continuo, senza sosta: gli sfottò ci sono, ma limitati ai classici
accostamenti non propriamente da salotto che ci stanno tutta la vita.
L’Onda d’Urto se la prende con Scarone, ma del resto chi ti odia ha
paura di te, e si sa già pure questo. Raccolti e indemoniati, gli imolesi vanno avanti sempre e
comunque, anche quando i Granchi sembrano svegliarsi e Pinton comincia
a martellare dall’arco per il primo “Forza Rimini” ritmato della
serata. “Andrea Costa vinci per noi”, rispondono dall’altro lato: non
c’è sosta, non c’è silenzio, non siamo al 105 Stadium. Dopo essersi reciprocamente ricordati l’inferiorità degli uni
rispetto agli altri, i tifosi Aget cominciamo a scaraventare le loro
voglie sul vecchio e caro plexiglas del Flaminio, cosa che dall’altra
parte avviene di rado: si sente anche una voce fuori dal coro, ma non è
quella di Bunn. Lui e Riley riaccendono altre speranze, anche quando
Phil Goss arriva al palazzo (ritardo ingiustificato di mezzora): sul
74-79 a 5 giri di lancette dalla fine, scatta la sciarpata con un
“Forza Imola” imperioso. L’ultima stilla dei Granchi rimbomba tuonante
in un Flaminio da batticuore, poi però le comete di German rompono
l’urlo in gola a tutta la Rimini canestraia, mentre le sentenze di
Riley esplodono l’urto della curva ospite, letteralmente impazzita di
fronte a un successo che sa di resurrezione vera e propria. Nel finale qualche concepibile “complimento” a distanza, tutta
roba ordinaria. L’abbraccio dei guerrieri in mezzo al campo rende onore
a tutti, vincitori e vinti, così come la commozione per Candido
Cannavò, in principio, aveva accumunato tutti in uno scrosciante e
sacrosanto applauso. Mani e braccia al cielo per tutti, eroi in
pantaloncini e non, e la convinzione di un “pareggio” del tifo che vale
una vittoria per tutte e due le città. C’è da sperare di incontrarsi
ancora, perché noi, un Flaminio così, ce lo eravamo quasi dimenticato.
Ma loro no.
SCARONE 5.5 Negli anni ’90 i cesti del
Flaminio li vedeva grandi come bacinelle, adesso sembra che non li
sopporti, anche quando si ritrova con 3 metri di spazio (2/10 da tre).
German spreme ogni stilla di energia, sbuffa e la tiene li (7 recuperi,
7/7 in lunetta), ma quelle comete inesplose alla fine sono la storia
del derby. La maledizione del primo ferro. GOSS 4.5 Prima o poi una stecca doveva arrivare, ma proprio nel
derby ci chiediamo noi? Sembra il cugino scarso per 30’, tra passi,
tiracci sghembi e palleggiti che non vedevamo da almeno tre mesi (3/6,
2/6, 8 perse). Un paio di “gol” nel finale sembrano un segno del
destino, ma evidentemente era troppo tardi, ormai. Fuori tempo massimo.
PINTON 5 Sacco lo preferisce a McCray nel finale, e lui prova a
fare l’americano sparando dall’angolo: finisce con due errori
pesantissimi (3/9 da tre) e un -14 di plus minus che forse qual cosina
stavolta dice. Tremolante.
DE POL 5.5 Non stava bene per niente, e si vede non poco: prova a
randellare qualcosa su Bunn (3 recuperi), ma sui ribaltamenti è un
pianto greco (0/4 al tiro). Stregato.
McCRAY 6 Allora, qui bisogna che ci mettiamo d’accordo. E’ vero
che Riley sembra Chris Mullin e spesso c’è lui di fronte alle mani
dell’indemoniato Usa dell’Aget, però una volta che in attacco è dentro
la partita (5/10, 6 recuperi, 3 assist) perché lasciarlo morire in
panchina nel momento clou? Rimpianto. ZANUS sv In 5’, 3 passaggi a livello su Bunn. Peccato che il treno passi lo stesso, però.
RINALDI 5.5 Viene liquefatto da Joe Bunn, uno diverso da Lloreda e
Killingsworth e difficilissimo da marcare per uno come Tommy. Però
tutti quei “ciuff” nella faccia pesano, nonostante il buon
atteggiamento offensivo e a rimbalzo (5/8, 9 carambole). Incubo.
GURINI 6 Sacco lo elogia nel dopo gara, e a ragione veduta tra
l’altro, perché pare essere l’unico che difende (2 recuperi, 1 assist).
Allora perché resta in campo solo 6 minuti? Misteri della fede.
KESICKI 6.5 E’ il miglior Granchio del derby, riesce a far danni
sotto l’area avversaria e anche a tenere lontano dai ferri Canavesi e
Bruttini (7/12, 8 rimbalzi, 3 recuperi). Quando parte in palleggio è
sempre un brivido, ma lui il suo lo fa. Indaffarato.
eluso, rammaricato, arrabbiato.
Giancarlo Sacco già alla vigilia aveva annusato una situazione generale
che lo preoccupava e non poco. Questione di energie, in effetti, perché
l’intensità messa sul parquet dall’Aget è stata il doppio di quella
spremuta da Rimini. “Una brutta partita, c’è poco da dire – analizza il coach dei
Crabs – cominciata male, anche se ci aspettavamo di non essere al
meglio soprattutto mentalmente, visto che abbiamo tirato il collo per
tanto tempo ai ragazzi. Come nel match con Venezia, quando in questo
maledetto Flaminio arrivammo usurati, si è ripetuta una partita simile
dove Imola è stata bravissima a mantenere pericolosità su due
giocatori, Bunn e Riley, che di fatto hanno vinto la partita. Il 7/7 da
tre di Riley ci ha ammazzato. Evidentemente il lavoro che avevamo fatto
in settimana non è stato sufficiente”. Le scarse percentuali biancorosse, non in linea con le mani
morbide delle prestazioni recenti, sono state di sicuro un fattore
determinante del ko.
“Sono d’accordo sul fatto che Imola ci abbia aggredito sui giochi
a due, ma abbiamo tirato spesso da liberi, e non è consueto per noi
quel 26% da tre punti: pur facendo diverse castronerie difensive,
sarebbe bastato un niente per portare a casa il derby. Per lunghi
tratti potevamo strappare, ma ogni volta commettevamo un’ingenuità. E
poi nelle ultime tre partite loro hanno tirato 9/65 da tre, stasera
9/18, mentre noi che di solito tiriamo bene dall’arco non siamo
riusciti spesso a metterli, addirittura in un paio di German con
aggiustamento dei piedi. Se sbagli cose per te normali, poi le paghi,
ma l’aver perso per due tiri dimostra che nonostante gli errori,
sarebbe bastato pochissimo per portarla a casa. Lo ripeto, è stato come
con Venezia”. Per l’ennesima volta i Crabs steccano il match della “bolgia” e del “titolo da prima pagina”. Un vero peccato.
“La delusione per tutta la gente che c’era era grande e molto
palpabile pure nello spogliatoio: le due partite in cui avremmo potuto
premiare i nostri tifosi sono coincise con due momenti di appannamento.
Non è una giustificazione, ma una constatazione: quando la stanchezza
ti toglie lucidità poi finisci per avere meno sicurezza e questo in
campo si è visto”. Ha fatto specie, negli ultimi 4’, vedere McCray seduto in panchina: cambio punitivo?
“No, ma bisogna che lui capisca che è indifferente se lui fa 15 e
dall’altra il suo avversario ne fa 30: non possiamo permettere a Imola
di farci 90 punti qui da noi. Il target difensivo era quello, Gurini
aveva fatto un ottimo lavoro, e nel momento clou Chris lo ha sfidato a
tirare guardandolo sapendo che aveva fin li un 5/5 da tre. Sull’impegno
non posso dire nulla, i ragazzi hanno lottato ma evidentemente non ne
avevamo più di così da spendere. La classifica? Eravamo nella mischia e
ci siamo ancora, non è cambiato niente. La sosta ci servirà per
ricaricare un po’ le pile, poi ci butteremo con entusiasmo nel rush
finale”.
Lui, il suo derby, lo ha giocato alla
grande, per lo meno in attacco. 17 punti con ottime percentuali, 8
rimbalzi e 3 recuperi in 34’ di dominio sotto i ferri imolesi da parte
di Tomas Kesicki, però, non sono bastati per evitare un ko che fa molto
male ai Granchi. “Ho giocato bene a livello di numeri – non è di sicuro felice il
polacco - ma come tutta la squadra mi prendo le mie responsabilità
perché abbiamo attaccato male, forzando e lasciando la palla ferma
invece di muoverla. Il primo motivo è li, il secondo in una difesa
troppo poco aggressiva, che permetteva a Imola di trovare Bunn ma anche
i tiratori Riley e Valters. Bunn è un giocatore che quando riceve la
palla quasi mai la passa fuori ma noi abbiamo comunque raddoppiato
male, senza costrutto. Poi lasciar tirare Riley da libero è un errore
grave, ma anche noi abbiamo avuto tiri aperti che non ci sono entrati” Lasciano stupiti le percentuali negative della Coopsette, che come contro Venezia, evidentemente non ama i ferri del Flaminio.
“Secondo me è una questione di selezione – continua – molti tiri
erano senza ritmo, da fermi, dopo un palleggio o due mentre di solito
noi creiamo i nostri tiri aperti con due tre passaggi e una conclusione
immediata. Penso che adesso la pausa ci farà bene perché German ha
detto a fine match che non sentiva le gambe, e ci sono giocatori come
Tommy e Goss spremuti tantissimo. Noi dobbiamo risposarci e affrontare
le partite che rimangono convinti che ogni match sarà durissimo:
dobbiamo stare attenti alla classifica, anche Pistoia ha vinto e quindi
siamo messi come eravamo messi due mesi fa”. ___________________________________________________________
- Il Resto del Carlino -
COOPSETTE 85 - AGET 91
COOPSETTE RIMINI: Scarone 15 (1/1, 2/10), Goss 12 (3/6, 2/6),
McCray 15 (4/6, 1/4), Kesicki 17 (6/9, 1/3), Rinaldi 11 (5/8); Pinton
13 (3/9 da tre), Zanus Fortes, De Pol (0/1, 0/2), Gurini 2 (1/2),
Moreno ne. All. Sacco. AGET IMOLA: Ferri 3 (1/1, 0/2), Valters 13 (2/4, 2/3), Riley 29
(3/5, 7/7), Canavesi 7 (2/5, 1/2), Bunn 27 (11/13); Sorrentino (0/1,
0/1), Bruttini 3 (0/2), Valentini 5 (1/2, 1/2), Pugi 4 (1/3, 0/1),
Righini ne. All. Bianchi. Arbitri: Caroti, Federici, Ciaglia.
Note - Parziali: 26-29, 47-47, 66-66. Tl: Coopsette 18/21, Aget 16/20. Uscito per falli Valters.
di Alberto Crescentini
Rimini. E’ PROPRIO vero, mai guardare la classifica per valutare un
derby, per avventurarsi in azzardati pronostici. Succede così che
l’Aget, la disperata Aget reduce da 8 stop nelle ultime 9 gare, viene a
sbancare il Flaminio giocando una gara intensa, col sangue agli occhi.
Una partita che vede gli imolesi tirare col 61% da tre, trascinati
dall’infallibile Riley. La Coopsette ha naturalmente parecchie cose da
rimproverarsi: la coralità è mancata, ci si è affidati troppo alle
soluzioni personali, soprattutto a un infruttuoso bombardamento
dall’arco (ben 34 tentativi e appena il 26% di realizzazione). Sotto
tono Goss (8 perse per l’eroe di Reggio) e granchi che devono
accantonare i sogni di gloria e rimettersi a pedalare a testa bassa,
senza staccare le mani dal manubrio. Dettaglio favorevole ai
biancorossi di casa, la differenza canestri nei confronti dell’Andrea
Costa è salva (+14 all’andata).
C’E’ UN BEL colpo d’occhio al Flaminio, fascino dell’unico derby
superstite. E Imola è la più lesta ad accendersi, spinta da quel
Valters che nelle sue prime 3 apparizioni in Legadue non aveva mai
inciso. Il lettone è un fattore e Rimini scivola indietro (11-15). Ma
il break è dietro l’angolo. I granchi mordono un po’ di più e dai
recuperi fioccano comodi contropiede, per un 12-0 che ribalta tutto.
Nel momento migliore, però, la Coopsette si pianta: qualche titubanza,
tiri strabici, difesa che perde intensità e l’Aget ne approfitta per
portarsi al primo ‘riposino’ sul +3. Pinton intanto non la mette e
senza quelle triple sugli ‘scarichi’ l’attacco biancorosso stenta a
trovare sbocchi. Lo sgusciante Bunn carica di falli i lunghi avversari
e permette ai suoi di tenere il naso avanti (28-32), prima del
bruciante uno-due di Pinton dall’arco, due bombe ravvicinate che
restituiscono fiducia al play mestrino e fanno respirare i granchi.
L’incontro, però, non lo prende in mano nessuno e non sorprende che
all’intervallo lungo le squadre rientrino negli spogliatoi in perfetta
parità.
IL TERZO periodo è praticamente ininfluente: si infiamma Scarone,
replica il solito Bunn per un 19 pari di parziale, con i giochi
apertissimi quando il match entra nel suo ultimo spicchio. Qui, con 5
punti a fila di McCray, prova a scappare Rimini (71-66 e possesso), ma
la risposta dell’Aget non si fa attendere: l’onnipresente Bunn e
soprattutto Riley confezionano un 10-0 che scotta i granchi, feriti
pure dalla tripla di Valters (72-79). Un paio di acuti di Rinaldi
riportano i Crabs in carreggiata e a 2’55’’ una bomba di Goss completa
la rimonta (a quota 81). Sempre Goss, in uno sporadico momento sì,
riporta sopra i suoi, vantaggio ribadito dai liberi di Scarone (85-83,
1’37’’ da giocare). Ora il pallone pesa una tonnellata, però Riley
sembra non accorgersene: tripla — la settima! —, penetrazione e i
giochi sono (quasi) fatti. Goss perde palla (con fallo?), Bunn imbuca
un libero, Riley schiaccia. Chiusa lì.
SCARONE 5,5. Il momento migliore lo vive
in avvio di ripresa, quando con un’azione da 4 punti (e un immediato
recupero successivo) sembra regalare inerzia alla Coopsette. Ma la sua
partita resta intricata, non semplice, con tante conclusioni che non
trovano la retina (20%) e una gestione non sempre lucida (zero assist
in 31’, non capita quasi mai, 4 le perse). GOSS 5. Un altro protagonista mancato, un ulteriore ‘piccolo’ che
resta invischiato nella ragnatela di Imola. Le palle perse (8 in 31’)
sono davvero troppe, tra infrazioni di ‘passi’ e ricerca di pertugi
improbabili, anche se quei 5 punti a fila a 3’ dal gong avevano illuso
tutti. Chiude col 42% dal campo, nemmeno un libero battuto.
McCRAY 6. Più presente nel match rispetto ad altre recenti
esibizioni, MC è il protagonista dell’importante fiammata in apertura
di quarto periodo, quando sulla sua spinta la Coopsette prova ad
andarsene. Cerca di sbattersi anche dietro, ma Riley è una sentenza e
lui fatica a contenerlo, così si accomoda in panca. Restano i 6
recuperi e i 3 assist, per la più alta valutazione tra i suoi al pari
di Kesicki (+24).
KESICKI 6,5. Inutile chiedergli di colpo di abolire le ingenuità,
gli appoggini da 20 cm sul ferro quando un intero palazzo invoca lo
schiaccione da un ‘7 piedi’ come lui. Ma la prova del polacco resta
sostanziosa (8 rimbalzi e 58% dal campo), tanto che Sacco lo lascia sul
parquet 34’, molti per i suoi normali standard. Le stendesse sempre
fino a grattare il cielo, quelle lunghissime braccia, Tomasz farebbe la
felicità dei granchi (e dei tifosi, ovviamente). Non dimentichiamo però
che ha 23 anni e negli ultimi due non ha giocato.
RINALDI 6. Bunn è un gran brutto cliente e Tommy, al pari dei
colleghi di reparto, stenta a limitarlo. Potrebbe ‘offendere’ di più,
ma in avvio sbaglia qualcosa di troppo e poi viene spesso ignorato,
quando lì sotto si potrebbero raccogliere buoni frutti. Nove rimbalzi
in 28’, non male.
PINTON 5,5. Timido, contratto al debutto, deve fallire 3 bombe
prima di accendere la miccia. Ne mette così 3, quindi infila altre 3
‘padelle’ dall’arco, su tiri che comunque ci stanno. Bene ai liberi
(4/4).
GURINI 5,5. Un fallo in un nano secondo, appena 6’ dentro.
DE POL 5. ‘Virgola’ in 12’, con Bruttini che lo inchioda in maniera
perentoria. Banale una persa, apprezzabile comunque il lavoro su Bunn.
ZANUS FORTES 5,5. Tre falli e 2 rimbalzi in 5’.
Rimini. DUE SU DUE. Niente da fare,
quest’anno al Flaminio i granchi non vincono. Era passata una Reyer
Venezia in difficoltà prima di Natale e ieri è stata Imola a fare il
colpaccio nel vecchio palas riminese. «Già, io infatti preferisco
giocare al 105», la butta sull’aspetto logistico coach Sacco, che
analizza poi il match. «Una brutta partita, cominciata male, complice
anche una certa stanchezza mentale, peraltro attesa. Imola ha mantenuto
la pericolosità con due uomini, Bunn dentro l’area e Riley sul
perimetro. Forse il nostro lavoro difensivo non è stato sufficiente.
Merito all’Aget — prosegue il tecnico della Coopsette — per averci
sfiancato: siamo arrivati ai tiri, ma stanchi. Loro ultimamente erano
stati deludenti nelle conclusioni da tre e stavolta ottimi: noi, che in
genere siamo decenti, in questa occasione non ci abbiamo preso. Brava
l’Aget ad aggredirci sul ‘pick & roll’, è stata la stessa
situazione dell’andata. Con la differenza che i nostri tiri non sono
entrati. La delusione è palpabile anche nello spogliatoio, purtroppo
ogni tanto capita una gara così. Ben venga, adesso, la pausa
rigeneratrice». Nel finale McCray è stato richiamato in panca: un
cambio punitivo? «No — ribatte Sacco —, però Chris ha sfidato al tiro
Riley nonostante il suo 4/4 da tre, questo significa che la sua
attenzione non c’era», osserva l’allenatore biancorosso.
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