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| NEWS - RASSEGNA STAMPA
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MARTEDÌ 23 FEBBRAIO 2009
- Il Resto del Carlino -
di Alberto Crescentini
Rimini. LA TAVOLA era apparecchiata, c’era il servizio buono,
pietanze appetitose, ma la torta se la sono sbafata gli ospiti,
lasciando un senso di delusione nei (tanti) tifosi riminesi che avevano
deciso di affollare le tribune del Flaminio. La Coopsette si lecca le
ferite dopo aver perso un derby intenso, una partita interpretata
meglio dall’Aget Imola, che pur doveva sopportare un carico di
pressione non indifferente (ultimo posto in classifica, stipendi
congelati e via dicendo). Un incontro che ha visto i granchi usare — o
forse abusare — sin troppo delle conclusioni ‘pesanti’, quelle bombe
che possono esploderti anche in mano. Ben 34 le triple prese dai Crabs,
squadra che di media invece di tentativi dall’arco ne effettua 23. In
questo modo il match rischia di trasformarsi in una specie di
tirassegno e non è detto che alla fine si possa sempre vincere la
bambolina.
SOPRATTUTTO se di quei 34 tiri appena 9 riescono ad accarezzare il
fondo della retina, per una percentuale del 26% che non racconta nulla
di buono. Un bombardamento a tappeto come mai era capitato in questa
stagione: una caratteristica della difesa imolese, a guardarci bene,
quella di spingere Rimini a sparare dall’arco. Sì, perché già
all’andata, sulle tavole del PalaCattani, i biancorossi si presero la
bellezza di 32 triple, record di tentativi prima dell’«exploit» di
domenica scorsa. Allora, però, i biancorossi ne imbucarono 12 (37.5%) e
soprattutto non concessero 91 punti ai cugini, ma addirittura 20 di
meno.
«FINORA avevamo sempre avuto un buon bilanciamento nelle
conclusioni — sostiene il ds Maurizio Ferro, un tipo che quando si
esibiva ancora in calzoncini e canotta aveva una certa qual
dimistichezza con le bombe —. Va anche detto che non abbiamo tanti
giocatori che vanno spalle a canestro e poi i tiri che siamo riusciti a
costruirci erano quasi tutti aperti. Il problema è che non abbiamo
fatto canestro, già in settimana Sacco aveva colto qualche segnale di
stanchezza». Imprecisi dai 6 metri e 25, i Crabs, e pure poco attenti
sui due terminali scelti dell’Andrea Costa: due uomini, il perimetrale
Riley e il pivot bonsai Bunn, che in cooperativa hanno buttato dentro
un irreale 21/25 dal campo, per un 84% che lascia basiti. Eppure,
nonostante i due americani dell’Aget avessero la mano benedetta, Rimini
avrebbe potuto strappare ugualmente i due punti, gestendo magari meglio
quei palloni-chiave nei tentativi di allungo. E invece niente,
un’infrazione di ‘passi’, un passaggio nei piedi, un’amnesia difensiva
e Imola era nuovamente lì, bella presente nel match. «C’è amarezza, non
lo nego, però teniamoci anche stretto quello che abbiamo combinato
finora», suggerisce Ferro.
NEL FRATTEMPO i giocatori sono stati lasciati liberi qualche
giorno in vista della pausa di campionato per la “Final Four” di coppa:
giovedì mattina la ripresa degli allenamenti. _________________________________________________________
- La Voce di Romagna -
di Matteo Peppucci
RIMINI – Non passa. Ci vorranno altri due o tre giorni, per
metabolizzarlo, questo maledetto derby perduto. Non tanto per una
classifica che sarebbe di sicuro migliorata, ma alla fine della fiera
non è cambiata poi così tanto. Più che altro per il “contorno”, per il
“valore” di una sfida alla quale il Flaminio aveva risposto alla
grande. Ma ogni volta che i palasport riminesi si riempiono, puntuali
arrivano dei ko inaspettati, sanguinosi, per certi versi evitabili. “Io ho visto una bellissima partita – dice un sereno Renzo
Vecchiato – con un bel contorno, due tifoserie corrette che non si sono
sfiorate e un Flaminio che pareva quello degli anni ’90. Le valutazioni
globali delle due squadre – 93 Rimini, 106 Imola – dicono poi che il
livello tecnico del derby è stato molto alto, per cui chi è venuto ha
assistito ad un bel basket. Peccato però che abbiamo perso, giocando
tra l’altro bene: l’Aget ha giocato meglio e ha meritatamente vinto”. Talmente lineare e pragmatico, il giemme dei Granchi, che
potrebbe persino essere preso alla lettera. Però nella cuccagna Andrea
Costa c’è stata anche molta compartecipazione della Coopsette,
soprattutto alla voce ‘difesa’. Subire 91 punti in casa è sempre un
mezzo delitto.
“Vero anche questo – continua – anche se penso che il nostro primo
peccato sia stato quello di gestire tutti i momenti favorevoli con
troppa foga, troppa fretta di chiudere. Più volte ci siamo trovati a +5
e palla in mano (l’ultima, sul 71-66 al 32’, ndr), e abbiamo buttato
via dei palloni chiave con scelte dettate dalla precipitazione, dalla
voglia di chiudere una partita che andava gestita con più raziocinio.
Non si può pensare di chiudere un derby con 2 bombe”. A dirla tutta, all’andata è proprio con le sentenze da oltre
l’arco che si espugnò il PalaMokador, mentre domenica le mani dei Crabs
sono state ghiacciate come la Direttissima dello Spinale (9/34, 26%).
Imola, dopo un 9/65 orripilante nei 120’ precedenti al derby, ha ben
pensato di fare 11/18. Gioco, partita, incontro. “Riley è stato incredibile, 7/7 da tre è qualcosa di impensabile
e di fatto è stato lui, assieme a Bunn, il vero artefice del successo
dell’Aget. Dico anche che prendersi 34 tiri pesanti non va bene, sono
troppi, anche perché se andiamo a guardare la percentuale da due punti
(20/33, il 61%) capiamo che forse sarebbe stato il caso di penetrare di
più e di servire di più i nostri lunghi. La difesa? Non bene, ma Riley
è molto alto, più di McCray, più di Gurini, più di Scarone e più di
Goss. Insomma, difficile per noi marcarlo, come poi è stato con Bunn,
che se mette anche un 3/3 da 6 metri non puoi proprio fermarlo mai. Si
vede che aveva qualcosa da farsi perdonare”. Adesso si tratta di archiviare la delusione, e per farlo ci
saranno due settimane, visto che arriva la sosta per la disputa delle
Final Four di LegaDue. Un bene, per i Granchi.
“Concordo al 100% - ammette Vecchiato – perché già in settimana
avevamo avuto delle avvisaglie in questo senso. La squadra è
mentalmente provata da un tour de force durissimo, da vittorie sudate e
tirate che poi alla lunga si pagano. Diversi giocatori non sono al top,
la sosta capita a pennello, come era successo dopo Venezia, match
simile a quello con Imola. Poi ci tufferemo nel rush finale di un
campionato incredibilmente bello: a quota 26 saremo salvi, per i
playoff penso ci vogliano 30 punti”.
Gli eventi, questi maledetti. Non
piacciono proprio, alla Rimini dei canestri, i titoloni a 9 colonne e
le mobilitazioni di massa che ogni tanto rendono “di moda” anche il
basket, negli ultimi anni soffocato da un “dio pallone” che tutto
inghiotte e tutto il resto oscura. E’ successo altre infinite volte, come ad esempio nella stagione
2006-07, quella della cavalcata quasi trionfale di Giampiero Ticchi: il
1 novembre 2006 la Coopsette, imbattuta dopo 5 turni e prima assieme a
Caserta, si arrese in un 105 stracolmo alla Pepsi (101-109). Poi arrivò
la prima beffa nel derby con Pesaro, il 25 marzo 2007 (Giornata
Biancorossa, porta un male tremendo), quando Thomas e soci si arresero
per 98-101 in una partita che, se vinta, poteva proiettare i Granchi
soli in vetta a una manciata di turni dalla fine. E poi ancora, nell’evento degli eventi, per due volte nel giro di
3 giorni: nella semifinale playoff contro Pesaro, la Coopsette si
arrese sia in gara1 (69-77, 6000 paganti al 105) che in gara2 (80-84,
si scese a 4000). Siamo ancora qui che aspettiamo, perché la
maledizione dell’evento i Granchi pare proprio non la vogliano
esorcizzare. Contraddizioni Si è già disquisito fino alla noia delle
percentuali da tre di Imola e del fuoco nelle mani – manco fosse un
personaggio di NBA Jam – di Mikal Riley, per non parlate del pivot
bonsai Joe Bunn, bonsai quanto si vuole ma più pivot di quasi tutti i
presunti centri del campionato italiano, serie A compresa. Se su Riley sono stati commessi errori sempre uguali, come quello
di rimanere dietro al blocco senza cambiare mai – perché a Reggio si e
con Imola no? - , ci si chiede anche il perché di un attacco riminese
senza equilibrio. In una serata storta dall’arco, non abituale per
Scarone, Pinton e Goss ma che una volta ogni 5 partite ci sta, perché
si è cercato così poco il mezzo? Perché solo 33 tiri da due (20
realizzati, fa 61%) e 34 da oltre l’arco? Kesicki e Rinaldi parevano in
grado di metterla dentro quasi sempre, ma negli ultimi 5’ i Granchi ci
hanno provato solo da fuori. Questa mancanza di “adattamento” ha
condannato la Coopsette alla sconfitta. McCray, Gurini e la coperta corta Sacco ha motivato con il
negativo atteggiamento difensivo, la scelta di tenere fuori McCray
negli ultimi 5 minuti. Sugli errori di Chris nessuno può dire “a”, però
era stato lui a forzare la saracinesca nell’ultimo strappo biancorosso
(71-66 al 32’). Poteva fare comodo, avere un penetratore, uno in grado
di attaccare l’area, quando Goss e Scarone erano sistematicamente
braccati e Pinton non ci prendeva. E poi, se l’unico positivo dietro è
stato – parole di Sacco – Giacomo Gurini, perché allora non mettere lui
nel finale? L’asse Scarone – Goss – Pinton ha garantito ai Granchi
diverse vittorie, quindi la scelta è stata presa anche in questo senso:
alle volte, però, un “cambio di identità” può rivelarsi decisivo. E
Rimini non è stata in grado di cambiare faccia.
E’ scattato il rompete le righe, in casa
Coopsette. Giancarlo Sacco ha infatti concesso ben 3 giorni pieni di
riposo alla sua truppa, che riprenderà la preparazione solamente
giovedì pomeriggio al Flaminio. Giusto così, visto che c’è la sosta e
considerando il fatto che ci sono diversi giocatori – Scarone e De Pol
in primis – in netta riserva: la marcia dei Granchi riprenderà da
Veroli, domenica 7 marzo. Provvedimenti disciplinari Lascia qualche strascico, il derby: ai
Crabs sono stati comminati infatti 667 euro di multa per “offese
collettive frequenti del pubblico agli arbitri”, mentre Giancarlo Sacco
è stato deplorato per “aver protestato avverso decisioni arbitrali e
aver tenuto un comportamento irriguardoso nei confronti degli arbitri”.
Final Four e news Scatteranno sabato, con le due semifinali Varese
– Veroli (ore 18) e Reggio Emilia – Soresina (ore 20.45, diretta Rai
Sport Più) le Final Four di LegaDue, che si giocano al PalaSomenzi di
Cremona. Domenica, alle 18.15 e sempre in diretta tv, la finalissima,
per sapere chi succederà alla Fileni Jesi vincitrice della scorsa
edizione. Nel frattempo, a Scafati pare terminata l’avventura di Franco
Gramenzi, che verrà esonerato per far posto a Maurizio Bartocci. A
Roseto, invece, arriverà Delonte Holland, ala Usa dal talento
spropositato che sostituirà JR Pinnock, vicinissimo al taglio.
Lo strappetto c’è, ma solo in vetta.
Anche se forse è quello più importante, quello che fa più notizia.
Dalla seconda piazza all’ultima, però, ci sono solo 10 punti. Pazzesco.
Fuga per la vittoria La Cimberio (30) corsara a Jesi e le
concomitanti cadute delle inseguitrici Soresina (26) e Casale (26)
hanno scavato un solco di 4 punti: ancora pochi, a 8 turni dalla fine,
ma per l’esperta e furba Varese forse già abbastanza. E comunque il mal
di trasferta di Fastweb (3-9) e Vanoli (2-9) non è roba per chi vuole
salire direttamente. Nel trio delle seconde si è infilata quindi anche
Veroli (26), ottimo gruppo, ben allenato e potenzialmente capace di
vincere i playoff. Nelle zone alte ci mettiamo pure la squadra del
momento, Sassari (24), arrivata al quinto successo nelle ultime 6. Bolgia Come la volete chiamare, una classifica che include 11
squadre in 6 punti? Proviamo a dividerle in due mini gruppi, il primo
dei quali comprende quelle a quota 22, ovvero Rimini, Jesi, Pavia,
Livorno e Reggio Emilia. Ad oggi, le più accreditate a giocarsi i
quattro posti play off che rimangono, ma costrette a conquistare quei 4
punti che ancora mancano per la salvezza matematica. I Crabs l’hanno combinata grossa, perché vincendo il derby
avrebbero detto “ciao” alle paure virando decisamente verso sogni che
comunque non si sono spezzati. La situazione degli scontri diretti per
ora sorride a Sacco, che giocherà in casa i match con Soresina,
Brindisi, Pistoia e Livorno. Se i Granchi “tengono il servizio”,
entreranno nei playoff. Jesi lo deve fare, ma è 3-10 nelle ultime 13,
motivo per il quale è stata risucchiata da una Pavia bellissima di
notte e coi mezzi per giocarsela fino alla fine. Livorno pare aver
chiuso il momentaccio, Reggio Emilia si è fatta un brodino per capire
se ci sono i soldi per il ristorante. Ansia Scafati (20) ha perso il terzo treno di fila e adesso
cambierà coach perché il tunnel sembra oscuro, mentre Brindisi (20)
dopo la resurrezione paga un fisiologico calo. Nel terzetto a 18
(Roseto, Venezia e Pistoia) chi sta peggio sono le prime due: in
Abruzzo planerà però Delonte Holland, mica pizza e fichi, mentre quella
di Venezia pare la classica stagione storta da chiudere nel miglior
modo possibile. Pistoia è più viva che mai, Imola (16) ha bussato forte
alle porte della LegaDue: anche l’Aget lotterà fino alla fine.
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