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CLASSIFICA
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Fastweb Casale Monferrato36
Prima Veroli36
Trenkwalder Reggio Emilia36
Snaidero Cucine Udine34
Carmatic Pistoia32
Miro Radici fin. Vigevano32
Bialetti Scafati28
 EDILIZIA MODERNA RIMINI28
 Aget Imola28
 U.C.C. Casalpusterlengo24
 Paul Mitchell Pavia24
 Umana Reyer Venezia22
Fileni Jesi22
AB Latina14
IL SONDAGGIO
Chi è stato l'MVP della stagione dei Crabs?

Giacomo Gurini
German Scarone
Carlton Myers
Ndudi Ebi


NEWS - RASSEGNA STAMPA

LUNEDÌ 13 LUGLIO 2009


- La Voce di Romagna -

Matteo Peppucci
RIMINI – Ora che il primo baluardo è saltato inopinatamente, la speranza è che sia il “grande ritorno”, a rendere meno amaro l’addio di Tommy Rinaldi. Perso il prode ragazzo della casa, per il quale evidentemente non si poteva fare proprio di più (anche se un rinnovo a stagione in corso, l’anno passato, magari avrebbe fatto entrare qualche soldino, ma anche qui si ragiona nel campo dell’imponderabile), Braschi e Vecchiato ora aspettano Carlton Myers, e lo aspettano sul serio.
E’ tutto vero Prima erano solo voci, alimentate dalla logica conseguenza della rottura del “Molleggiato” con la Scavolini. Poi le voci sono diventate leggenda, visto che Myers a Pesaro percepiva un ingaggio fuori dalla portata non solo dei Crabs, ma anche di quasi tutte le squadre di LegaDue. Adesso, invece, siamo passati dalla leggenda alla statistica. E’ tutto vero, Carlton il riminese, che non veste più la casacca della sua città dal lontano 1995, vuole fortemente chiudere la carriera a Rimini, e sta facendo di tutto per trovare quello sponsor di lusso che in pratica copra il suo stipendio, e magari garantisca anche un’entrata supplementare alle casse del club di via Dante. Dall’addio del giovane in rampa di lancio, si passerà quindi, se tutto va come deve andare, al ritorno a casa del più grande campione riminese di ogni epoca e ogni sport. Anche se ormai sul viale del tramonto, Carlton è sempre Carlton. Con tutto quello che ne conseguirebbe in ritorno pubblicitario e di marketing, e magari anche con la speranza che assieme a Scarone Myers possa comporre la coppia di esterni più talentuosi del campionato.
Sovradosaggio Dall’affare Myers dipende tutto il mercato dei Granchi, perché con lui ovviamente si andrebbe su una coppia Usa negli spot di “2” (in A2 Carlton può tranquillamente fare il “3”, soprattutto in difesa) e “4”, mentre non dovesse concretizzarsi ciò che sembra pian piano inevitabile, Sacco preferirebbe sempre avere due americani sul perimetro. Ma qualche interrogativo resta. Bisognerà capire se Myers, che l’anno scorso a Pesaro ha vissuto una stagione tribolata con scambi di vedute accesi con società e tecnico, sarà animato dallo spirito che richiede la realtà biancorossa, fatta da anni di “sudore, lacrime e sangue”, col gruppo portato a primo ordine morale e tecnico di ogni singola seduta e di ogni partita. Qui si entra nel merito del ‘motivo’ per il quale Myers intende tornare: se lo fa, evidentemente è perché ha voglia di giocare, e si spera anche di contribuire al progetto Crabs, cioè di chioccia per i giovani e di richiamo per la piazza ultimamente assai apatica.
La chance di mettere una pietra sopra al brutto addio del 1995, con quel Rimini – Forlì 0-3 nella finale promozione mai dimenticato, e di riconciliarsi con una città che gli ha dato tanto, e alla quale lui ha comunque dato pure molto, è però alla base di una favola che magari batterà lo scetticismo di ogni dubbioso.
Mercato Vigevano ha firmato Chris Pearson, centro inglese di 207 cm già visto anni fa a Rieti. Brindisi invece ci va giù pesante, assicurandosi le prestazioni di Giuliano Maresca, ex Montegranaro, Treviso e Milano.
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- La Nuova Venezia -

MESTRE. «Il Taliercio mi ha fatto piangere, adesso sogno di vivere una grande stagione». Tommaso Rinaldi si sta godendo i primi giorni di vacanza al sole di Rimini (”Non faccio fatica ad andare in... vacanza. Ho il mare fuori dall’uscio di casa”), al termine di una stagione lunga, ma brillantissima, culminata con la partecipazione ai Giochi del Mediterraneo. «Bellissima esperienza, indossare la maglia azzurra provoca sempre una grande gioia - ha spiegato il neoacquisto dell’Umana Reyer - rimane l’amarezza di essere ritornati a casa con una... medaglia di cartone in tasca. Potevamo fare meglio del quarto posto, ma per due volte la Turchia ci ha sbarrato la strada, e poi siamo arrivati in fondo al torneo un pò stanchi». Il Taliercio rievoca brutti ricordi in Tommaso Rinaldi. «Ero un ragazzino, ma ero presente il giorno della finale-promozione tra Reyer e Rimini di 13 anni fa. Una delusione atroce, ma era segnato nel mio destino professionale che avrei ritrovato la Reyer sulla mia strada. Di quella partita ne ho parlato anche in Nazionale con Francesco Vitucci, all’epoca allenatore della Reyer che ho ritrovato nello staff di Recalcati. Il ricordo di Steve Burtt? Un incubo, per giorni». Con l’ex allenatore granata, però, Rinaldi non ha affrontato l’argomento Reyer. «Non avevo ancora deciso dove andare, non ho parlato con Vitucci della Reyer, ma un quadro completo e più che positivo di società e ambiente me l’aveva dato un altro mio ex allenatore, Giampiero Ticchi, che nell’ultimo anno è stato spesso a Mestre per vedere la squadra femminile e con la Nazionale». Ventiquattro anni, una carriera vissuta all’ombra di casa. «E’ vero. Sono di Rimini, cresciuto nel settore giovanile dei Crabs. Fatta eccezione per una parentesi di un anno e mezzo a Ozzano, ho sempre indossato quella maglia». Poi la decisione di partire. «Credo che a 24 anni sia giusto provare esperienze nuove. A Rimini ero il giocatore di casa, al quale si finiva per perdonare tutto. Voglio mettermi alla prova lontano da casa e credo che la Reyer sia una delle società migliori in Italia in questo momento. Sono rimasto impressionato, quando sono venuto da avversario con Rimini, dall’organizzazione della società e dall’atmosfera che si respira al Taliercio e che viene trasmessa in campo. Ho avuto la fortuna di poter scegliere tra varie offerte, Rimini mi aveva proposto addirittura un triennale, non ho per avuto dubbi a scegliere Venezia».
Michele Contessa

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- Il Resto del Carlino -


Alberto Crescentini
PERSA la freschezza di Tommaso Rinaldi, finito in Laguna dovrà avrà modo di crescere lontano da casa, i Crabs vorrebbero cercare quanto meno di aggrapparsi all’esperienza di Cristiano Zanus Fortes (foto), l’esperto centro veneziano che tra una settimana esatta compirà 38 anni. Parliamo di un giocatore di contorno, un prezioso collante che tiene unito lo spogliatoio ed è in grado di regalare sul parquet 10-15 minuti di buona solidità, soprattutto difensiva. Ma un accordo, tra il maturo pivot e la società biancorossa, si deve ancora trovare. «Ho parlato con Renzo (Vecchiato, ndr) tempo fa, ma allora c’erano altre priorità in ballo, andava definito il budget – attacca ‘Zus’, in questi giorni a Verona –. Dovrei capitare a Rimini mercoledì, dove mi aspetta la consueta iniezione ‘lubrificante’ al ginocchio destro, e ne approfitterò per cercare di fissare un appuntamento con i dirigenti». Giancarlo Sacco, ora negli States a visionare giocatori nelle varie Summer League, ha speso parole confortanti nei suoi confronti, ha detto espressamente che «…Zanus sa che con me non ha una porta aperta, ma spalancata». Lusingato dalla fiducia del coach? «Assolutamente, sono contento di avere il suo appoggio – ribatte il centro, che sbarcò in riviera nell’estate 2006 –. Personalmente cercherò di venire incontro alle esigenze della società, qualche piccolo sacrificio sono disposto a farlo, anche perché a Rimini mi hanno voluto tutti bene e io ormai ho il cuore in Romagna».
NON AVRA’ più consigli da dare a Rinaldi, accasatosi curiosamente nella sua Venezia. «Credo che Tommy avesse bisogno di un’esperienza del genere. La Reyer è ambiziosa, lì avrà pressioni che lo aiuteranno in un percorso di crescita. Tommaso ha fatto bene anche a livello internazionale, ma la cosa non mi ha stupito affatto. E’ duro, solido, l’ho potuto constatare giocandoci contro tutti i giorni in palestra». L’anagrafe è un po’ severa nei suoi confronti: si è dato un limite, insomma quando dirà basta? «Il tempo-limite è dettato solo dalla tenuta fisica. Con Balducci e Corbari mi sono trovato benissimo, mi ha assistito una condizione atletica invidiabile, addirittura insperata. Perciò vado avanti. E poi mi diverto ancora troppo con la pallacanestro», ammette Zanus Fortes.


SI GODE qualche spicciolo di vacanza insieme ai nipoti all’isola di Poros, in Grecia, ma già domani Adriano Braschi rientrerà a Rimini per continuare a tessere rapporti, per cercare di regalare solidità economica a quel Basket Rimini che gli sta tanto a cuore. E il presidente dei granchi, al solito molto cauto, prudente nello sbilanciarsi, mostra addirittura un po’ di ottimismo sugli scenari futuri. «Sembra che finalmente ci siano delle buone possibilità per chiudere con lo sponsor – rivela –. Abbiamo in piedi due, tre trattative, speriamo di portarne a casa una». Uno sponsor che, aggiungiamo noi, permetterebbe la quadratura del cerchio, così come il budget a disposizione per allestire la squadra potrebbe lievitare un po’. Nel puzzle, infatti, mancano parecchi pezzi, a cominciare dal sostituto di Rinaldi nella delicata posizione di centro. «Stiamo seguendo un centro comunitario importante, un giocatore che non farebbe rimpiangere Tommy», ribatte Braschi, che tiene sempre le antenne dritte, anche dalla terra degli Dei. Rimane poi in fase di stallo la suggestiva ipotesi del ritorno di Myers. «Abbiamo un appuntamento per i prossimi giorni, Carlton continua a mostrarsi molto interessato, gli piacerebbe proprio concludere la carriera a casa sua», aggiunge il massimo dirigente del Basket Rimini.

CON UNA lettera aperta inviata alla società, Tommaso Rinaldi – il lungo finito alla Reyer a parametro zero, cioè senza che un solo euro sia entrato nelle asfittiche casse del club di via Dante – ha voluto esternare i suoi sentimenti in questo momento, ringraziando tantissime persone, dal presidente Braschi a Vecchiato, dai tecnici («Carasso in primis») alle persone dello staff («Mi mancherà la saggezza del Doc»), ai compagni, ai tifosi. Eccone alcuni stralci. «Quando si lascia la propria città e la società che ti ha cresciuto, coccolato e fatto esordire in serie A è sempre un piccolo trauma, ma in cuor mio credo che sia arrivato il momento giusto di andare … Ho 24 anni e considerando che ho iniziato a giocare a cinque con il minibasket sono quasi 20 anni che faccio parte della famiglia del Basket Rimini: una famiglia la si può lasciare per crescere e trovare la propria strada, ma non la si può dimenticare. Ed è per questo che terrò sempre il Basket Rimini nel cuore».


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